Brasile, 81 morti in tre giorni Dilaga la rivolta dei criminali

Roberto Fabbri

Il presidente Lula ha offerto quattromila uomini dell’esercito per domare la rivolta delle bande criminali che da venerdì sta mettendo a ferro e fuoco San Paolo del Brasile, ma il governatore dello Stato paulista Claudio Lembo (il Brasile è organizzato su base federale) ha detto di no: la situazione, a suo avviso, «è sotto controllo».
Non sembra proprio che le cose stiano così. L’incredibile guerra contro lo Stato non solo dilaga nella tentacolare San Paolo (una megalopoli con circa 20 milioni di abitanti) ma si estende ai vari angoli del Paese. Una prova di forza inquietante, scatenata dai capi del gruppo denominato Primeiro Comando de Capital (Pcc) e che secondo dati ufficiali ha già provocato 81 morti tra cui 39 poliziotti.
L’incendio divampa su due fronti contemporaneamente. Uno sono le carceri, tradizionale punto dolente del sistema-Brasile: nei 46 penitenziari in contemporanea rivolta la situazione è tesissima e si contano ben più di duecento ostaggi dei criminali. Il secondo fronte è quello delle città: San Paolo è stretta nella morsa della paura, dopo che una sessantina di autobus sono stati incendiati a partire dalla scorsa notte e quattro banche assaltate a colpi d’arma da fuoco; il trenta per cento degli scolari paulisti hanno disertato le lezioni per la paura. Ma anche in altre città le azioni violente dei criminali, e di conseguenza la paura, dilagano: è il caso di diversi centri degli Stati di Paranà e Mato Grosso do Sul, mentre a Salvador del Bahìa tre autobus sono stati bruciati e a Rio de Janeiro lo stato di allerta nei penitenziari è massimo. Complessivamente si sono contati almeno 180 episodi di violenza riconducibili alla rivolta e il ritorno alla normalità appare ancora ben lontano.
Tutto è cominciato quando il governo di San Paolo ha deciso di trasferire un gruppo di 760 detenuti legati al Pcc nel remoto carcere di Presidente Venceslau, per isolarli e rendere loro più difficile di «governare» dalle loro celle, come secondo le denunce della polizia penitenziaria regolarmente accade, l’industria del crimine. Da venerdì è partita su ordine dei capi del Pcc e sembra in particolare dal suo numero uno Marcos Camacho, detto «Marcola», una violenta rappresaglia, che le forze dell’ordine faticano a reprimere. Sia nelle carceri, dove i capi delle fazioni criminali spadroneggiano al punto di godere dell’inspiegabile diritto di fatto di detenere e usare telefoni cellulari, sia - come purtroppo si sta verificando in queste ore - nelle strade. Ma qui forse si assommano ragioni di natura politica: il governatore Lembo e il presidente Lula appartengono a schieramenti opposti.