Dal Brasile diverte il samba-rap e Marcelo D2 è il suo profeta

La musica è più che mai villaggio globale in cui generi e stili s’incrociano e si stravolgono. È utile perché stimola la creatività e l’incontro di culture; è una iattura quando impapocchia suoni diversi a scopo meramente commerciale. Anche il rap, esondando dai ghetti neri, è ora un linguaggio universale. Noi abbiamo Mondo Marcio e compagnia e in Brasile hanno Marcelo D2 che è in tour europeo e ha toccato anche Milano al Festival Latinoamericando che - giova ricordarlo - ha tenuto in piedi l’estate cittadina anche nei momenti morti. Marcelo D2, trentenne arrabbiato e intriso di poesia metropolitana come tutti i rapper, mette insieme furbamente hip hop e samba, riuscendo con i suoi ritmi a coinvolgere star come will.a.m. dei Black Eyed Peas (nell’album Looking For the Perfect Beat), a suonare nell’ultimo cd di Sergio Mendese, a brillare nel Live Earth di Rio. Il rap non cambia mai ma lui - tra i ritmi urbani e le suggestioni latine di Samba do primeira e Qual è - gli dà un’impronta spuria tra cattiveria e divertimento.