Brasile, nuove accuse di tangenti Il presidente Lula rischia il posto

Il suo ministro dell’Economia, Antonio Palocci, avrebbe ricevuto bustarelle quando era sindaco: i mercati reagiscono negativamente

Alberto Toscano

da Parigi

«L’anno del Brasile non poteva capitar peggio», dice un funzionario del Comune di Parigi che ha collaborato alle celebrazioni in pompa magna di questo 2005, tutto all’insegna dell’amicizia franco-brasiliana. Il 14 luglio il presidente Luis Inácio Lula da Silva era a Parigi per l’anniversario della Rivoluzione, insieme a Jacques Chirac, ma adesso è lui a rischiare d’essere travolto dalla rivolta dei suoi connazionali. Rivolta senza ghigliottina, ma con tante critiche da parte della stampa e di quegli stessi intellettuali che lo avevano aiutato a vincere nel 2002 la scommessa elettorale.
A Parigi tutti danzano quest’anno la samba dell’amicizia col Brasile, la cui ammissione tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu è personalmente caldeggiata da Chirac. Però i giornali vedono soprattutto una samba a base di scandali e di cattivi presagi. Ecco il prestigioso Le Figaro chiedersi in prima pagina se «il presidente brasiliano, che solo qualche mese fa incarnava la speranza di cambiamento per milioni di connazionali e per i movimenti di sinistra latinoamericani, sarà un giorno costretto a dimettersi».
Sullo sfondo di questo punto interrogativo c’è uno scandalo che s’allarga di settimana in settimana e ormai di giorno in giorno. Una brutta storia di corruzione in salsa piccante. Il governo brasiliano è accusato d’aver ottenuto il voto di decine di deputati, scettici nei suoi confronti, grazie all’esborso di generose bustarelle. Adesso la Tangentopoli carioca è stata drammatizzata dall’ammissione di un ex tesoriere del Partito dei lavoratori, la formazione di Lula, secondo cui certi finanziamenti non erano proprio cristallini. Anzi erano chiaramente illegali.
Lo scandalo coinvolge anche il potente ministro dell’Economia, Antonio Palocci. Secondo un suo ex collaboratore, il ministro, quando era sindaco di Riberao Preto, città dello Stato di San Paolo, ricevette tangenti da 20 mila dollari al mese da un’impresa privata che aveva ottenuto l’appalto della nettezza urbana. L’accusa ha agitato le acque dei mercati venerdì: il real ha perso il 4 per cento rispetto al dollaro e ha poi chiuso con un calo del 2,9. La Borsa, dopo avere avuto un calo del 2,75, ha recuperato chiudendo con una perdita dello 0,95.
Il caso Palocci e altri stanno mettendo in difficoltà Lula, la cui elezione, a quanto sembra, potrebbe essere stata condizionato dalla macchina delle bustarelle. La questione è delicata, visto che Lula ha sempre affermato d’essere stato all’oscuro di queste meschine storie di finanziamenti, leciti o illeciti che fossero. Lui si occupava di questioni politiche, non di quattrini. Però a San Paolo e a Rio cominciano a essere in tanti a ritenere che Lula non potesse non sapere. E sono ancora più numerosi coloro secondo cui «se sapeva è colpevole, se non sapeva è ingenuo e imprudente».
Adesso tutto può accadere, compreso il gioco al massacro dell’impeachment, che vedrebbe i fedelissimi di Lula rispondere con accuse alle accuse e che screditerebbe un’intera classe politica, già scossa dalle dimissioni (nel 1992 e sempre per corruzione) dell’allora presidente brasiliano Fernando Collor.
Paradossalmente sono proprio i nemici dell’ex leader sindacale Lula a strizzare l’occhio al presidente Lula di oggi. Gli imprenditori brasiliani sono preoccupati dall’idea che una crisi politica possa nuocere gravemente alla salute di un’economia che ha oggi il vento in poppa. Dunque si guardano bene dall’approfittare dell’occasione per vendicarsi delle accuse ricevute in altri tempi. Così potrebbero cadere nel vuoto le ammissioni di ex collaboratori di Lula secondo cui il partito aveva una contabilità «nera» con tanto di transazioni alle Bahamas.
Come se tutto ciò non bastasse, Lula è anche nel mirino delle organizzazioni ecologiste, che accusano le autorità brasiliane di proseguire e comunque di tollerare la deforestazione dell’Amazzonia. In quest’area sparisce ogni anno una superficie di foresta pari a una grande regione italiana. Lula è accusato di chiudere gli occhi, attività che - secondo i suoi critici - gli riesce fin troppo bene.
L’insieme delle proteste, provocate dal recente scandalo di corruzione e dalle denunce degli ambientalisti, comincia a creare anche qualche problema alla posizione del Brasile sul piano internazionale. Negli ultimi anni la presidenza Lula è stata vista con favore da parte di molti governi, ma adesso il vento sta forse cambiando e anche all’estero ci si pongono imbarazzanti domande a proposito della gestione che il leader brasiliano sta facendo del potere politico, dando forse qualche segno di inesperienza o di ingenuità.