Brasile, il parere dell'avvocatura a Lula "No all'estradizione di Battisti in Italia"

L’avvocatura generale di stato
brasiliana presenta al presidente un parere contrario alla concessione all'ex terrorista
dell’estradizione in Italia. Ora toccha al presidente brasiliano decidere sul futuro di Battisti. Palazzo Chigi avverte: &quot;Il no è inaccettabile. Se le indiscrezioni fossero confermate, dovranno spiegarlo agli italiani&quot;.<a href="/a.pic1?ID=497018" target="_blank"><strong> I parenti delle vittime: &quot;Andremo in piazza&quot;
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Brasilia - L’avvocatura generale di stato brasiliana presenterà al presidente Luis Inacio Lula da Silva un parere contrario alla concessione a Cesare Battisti dell’estradizione in Italia. Il parere è contenuto in un dossier di settanta pagine. Il presidente Lula ha sempre detto che rispetterà il parere dell’avvocatura. Ma sin da ora Palazzo Chigi avverte che il no è "inaccettabile": "Se le indiscrezioni fossero confermate, dovranno spiegarlo agli italiani".

Le motivazioni dell'Avvocatura L’avvocatura spiega che, secondo l’articolo 3 del trattato bilaterale, per il no all’estradizione al presidente basta avere "ragioni per supporre che la persona reclamata (dall’altro Stato) sarà sottoposta ad atti di persecuzione e discriminazione per motivi di razza, religione, sesso, nazionalità, lingua, opinione politica, condizione sociale o personale. Oppure che la situazione possa essere aggravata da uno degli elementi summenzionati". Un’argomentazione che tuttavia non potrebbe non avere un serio impatto sulle relazioni bilaterali. Nella documentazione trasmessa a Lula, l’avvocatura ha aggiunto articolo di stampa italiani, che contengono anche dichiarazioni di esponenti del governo di Roma, sul trattamento che sarebbe riservato a Battisti in caso di estradizione.

Domani la decisione di Lula Se Lula seguirà il parere dell’avvocatura, la sua decisione sarà pubblicato domani mattina nella Gazzetta ufficiale del Brasile. Al tempo stesso, il ministero della Giustizia dovrà chiedere alla Corte suprema di liberare Battisti. Il presidente della Corte, Cezar Peluso, secondo Estadao ha già fatto capire che per decidere potrebbe aspettare la fine delle ferie di febbraio (che in Brasile equivale al nostro agosto). L’Italia, inoltre, potrà presentare un nuovo ricorso. La prima volta Roma ottenne ragione da parte della stessa Corte Suprema, e adesso, scrive ancora ’Estadaò, potrebbe sostenere che è stato violato il trattato di estradizione tra i due paesi. Lo stesso Peluso, afferma ancora il giornale, ha già ventilato questa possibilità.

La posizione di Palazzo Chigi Il governo italiano si è attivato con determinazione e chiarezza durante l’ultimo anno e mezzo, con il consenso unanime di tutte le forze politiche, per ottenere l’estradizione in Italia di Battisti, il pluriomicida condannato in via definitiva attualmente detenuto in Brasile. Proprio nelle ultime ore il Governo ha continuato a insistere nella richiesta di estradizione, peraltro accolta dal Supremo Tribunale Federale del Brasile e rimessa per l’attuazione a Lula e si riserva di esprimere le proprie valutazioni dopo l’annuncio ufficiale della decisione. "Tuttavia - spiega Palazzo Chigi - in questo momento delicato alcune informazioni fanno ritenere che nella possibile motivazione della decisione di Lula vi possa essere il riferimento all’articolo 3 comma F del Trattato di estradizione, e quindi al presunto aggravamento della situazione personale di Battisti". In questo caso, il governo italiano fin d’ora intende dichiarare che "considera incomprensibile e inaccettabile nel modo più assoluto siffatto riferimento e la relativa decisione. Lula dovrebbe allora spiegare tale scelta non solo al Governo, ma agli italiani tutti e in particolare alle famiglie delle vittime e a un uomo ridotto su una sedia a rotelle".

Gasparri: "Chi tutela gli assassini ne diventa complice" "Il posto di Cesare Battisti è il carcere - ha commentato il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri - è possibile che un Paese che scegle come presidente una ex guerrigliera abbia parametri diversi dai nostri". Poi l'esponente del pdl avverte: "Chi protegge i terroristi commette un crimine. Se ne renda conto il Brasile. Non resteremmo in silenzio. Chi tutela assassini ne diventa complice".

Torreggiani: "Gli italiani scendano in piazza" "Voglio indire una manifestazione di piazza a Roma per il diritto alla giustizia e chiedo agli italiani di scendere in piazza", ha spiegato in un’intervista alla Stampa Alberto Torreggiani, figlio del gioielliere ucciso nel ’79 da un commando dei Pac di Battisti, dicendosi "arrabbiato" per "la presa in giro" della probabile concessione dell’asilo politico a Battisti da parte del presidente brasiliano Lula. "Non mi fermerò - ha poi aggiunto - chiedo giustizia in nome di tutti i cittadini onesti". "Non si deve creare il rischio che domani un qualunque delinquente possa chiedere asilo politico per non restare in prigione. E Cesare Battisti è un delinquente, non lo dico io ma lo stabilisce la sentenza del tribunale: non c’è una ragione politica che giustifichi gli omicidi".