In Brasile si compra un pezzo di giocatore

Come una lotteria: c'è chi acquista una quota del cartellino di possibili campioni. La speranza è che sfondino e che diventino dei campioni. In tal caso si monetizza la quota a suo tempo acquistata mettendo in tasca molti soldi

Vanni Zagnoli

Partitella fra ragazzini in parrocchia, oltre la rete di metallo, dietro la porta, si accalcano genitori e talent scout improvvisati. Al fischio finale, il migliore in campo è circondato da molti pretendenti: «Dai, ti compro io. Voglio una parte del tuo cartellino, anche se non ce l’hai ancora. Mi fai parlare con i tuoi genitori? Quanto volete?».

Secondo l’Herald Tribune, giornale britannico, gli speculatori brasiliani hanno trovato una nuova miniera d’oro: i giovani calciatori locali. Visti i tempi di magra dei mercati finanziari, invece di concentrarsi in discutibili operazioni a rischio perdita, conviene investire nel football. Il sistema è equivalente alle quote azionarie delle società, solo che si acquista la percentuale di una persona: il 20, 30 o anche 50 per cento. Se il giocatore sfonda, cioè viene comprato da una ricca società europea, si monetizza la quota a suo tempo acquistata. Chi avesse acquistato parte di Kakà, prima che nel 2003 passasse al Milan, avrebbe fatto un affare. Ma neanche super, perché Galliani se la cavò con 8 milioni e mezzo di euro. Molto più conveniente sarebbe stato disporre di una quota di Robinho, ceduto dal Santos al Real Madrid nel 2005 per 30 milioni. O ancora dieci anni fa, quando il San Paolo prese la bellezza di 60 miliardi di lire (32 milioni di euro) per il mancino Denilson, fenomeno evaporato subito. D’altra parte in questo nuovo dopolavoro dei brasiliani non serve che il campione si dimostri tale per tutta la carriera, l’importante è che il maxitrasferimento vada a segno una volta.

È il gioco dei procuratori, i piccoli o i collaboratori dei re del mercato si fiondano subito sui ragazzini, offrendoli a direttori sportivi amici e non. Come fanno adesso in Brasile però è molto più divertente, potremmo importarlo anche in Italia. Oppure uno in vacanza in Sud America, adocchia il ragazzino per la strada calciare come Pelè e ne compra una quota. È una scommessa reale, molto più avvincente rispetto a quelle con gli allibratori. Certo è anche più impegnativa, poiché la quota di un ragazzino che con i piedi ci sa fare non vale certo 10 euro. Serve un discreto capitale di partenza. Viene in mente la storia di Vincenzo Sarno, scovato a Secondigliano a 11 anni e pagato dal Torino 120 milioni di lire. Adesso che ha 20 anni ha debuttato in serie B, nel Brescia. Una scommessa finora mancata.