Brasile, Telecom supera Claro Ma il Sud America perde colpi

Telecom Italia fa i conti con croci e delizie del business Carioca. In Brasile il gruppo di tlc presieduto da Franco Bernabé ha superato Claro per numero di clienti. Dopo circa tre anni la controllata Tim Brasil è, infatti, tornata al secondo posto tra gli operatori locali in termini di market share con una quota del 25,78% superando Claro (25,51%). Era già al secondo posto per redditività e ora è seconda anche per numero di clienti (al primo posto resta Vivo con il 29,53%).
Una buona notizia dopo la stangatina del fisco brasiliano che nel marzo scorso ha chiesto 550 milioni di euro a Tim Celular, società controllata da Tim Partecipacoes, a seguito di una verifica sugli anni dal 2006 al 2009. Il 20 aprile Tim Celular ha contestato la richiesta davanti alla giustizia amministrativa. «Il management, come confermato da appositi pareri legali - si legge nella semestrale di Telecom - non ritiene probabile che la società possa subire conseguenze negative dalle predette vicende». Ma, fisco a parte, gli esperti cominciano a vedere qualche nuvola all’orizzonte sudamericano delle tlc portata dall’onda lunga della crisi.
Dopo anni di forte crescita che avevano fatto parlare di un miracolo economico, anche il Brasile inizia infatti a subire gli effetti della tempesta che sta scuotendo le principali economie del mondo. Lo scorso anno il Paese ha fatto registrare una crescita del prodotto interno lordo del 7,5%, ma stando agli ultimi dati di giugno, l’economia brasiliana si è contratta per la prima volta dal 2008, l’anno in cui è iniziata la crisi finanziaria a livello globale. Secondo gli economisti, la crescita del pil quest’anno si fermerà al di sotto del 4%, un dato per il quale molti Stati europei farebbero carte false ma che per il Brasile segna un notevole rallentamento e pone diversi interrogativi sulla capacità di cavalcare i vantaggi della rapida crescita economica degli ultimi anni. Tra le principali cause del rallentamento dell’economia c’è la progressiva riduzione dei consumi: la classe media aveva favorito la crescita acquistando numerosi beni di consumo, dai telefonini alle automobili, a ritmi molto sostenuti. Sull’onda della forte crescita in molti hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, contraendo debiti che ora faticano a saldare e a cui cercano di far fronte riducendo al minimo i consumi di beni non essenziali.
«Anche il Brasile e l’Argentina non potranno evitare un rallentamento economico e ricordiamoci che il Sudamerica è il motore della crescita di Telecom Italia», spiega l’analista finanziario indipendente Paolo Barrai, sottolineando i rischi di una contrazione del business domestico, l’impatto del debito e il possibile aumento dei tassi di interesse che potrebbero mettere sotto pressione i risultati futuri. «Ricordiamoci anche - aggiunge Barrai - che la cassaforte di controllo di Telecom ovvero Telco, ha bisogno di dividendi per pagare gli interessi sul debito, ma i dividendi potrebbero essere tagliati. Telco, inoltre, ha dato in pegno azioni Telecom alle banche in cambio del finanziamento, ma gli istituti potrebbero escutere la garanzia se le azioni scenderanno».
A fine periodo la quota delle attività di Telecom in Sud America si attesta, in termini organici, al 34% del fatturato e al 20% della cassa operativa del gruppo di Bernabé. Mentre il mercato domestico, si legge nella semestrale di Telecom, «continua a essere caratterizzato da dinamiche di business cedenti per effetto di una difficile situazione macroeconomica e di una forte concorrenza sul mercato. Il riposizionamento competitivo, attuato a partire dallo scorso anno, sta però cominciando a dare risultati: la contrazione dei ricavi sta rallentando grazie, in particolare, alla stabilizzazione dei prezzi sul comparto mobile e alla difesa del valore della base clienti sul comparto fisso». E sul futuro del business italiano delle tlc spunta, però, il fantasma di nuove tasse: ieri mattina il titolo Telecom è arrivato a perdere quasi il 3% affossato dall’ipotesi di un’estensione della Robin Tax a tutti i soggetti titolari di concessioni, comprendendo quindi anche tlc e autostrade, in cambio dell’esclusione delle società che operano nelle rinnovabili.