Bravi "Bastardi". Convincono i poliziotti falliti

C'era una volta lo sceneggiato. Tra gli anni '60 e i '70 si sviluppò in particolare il genere poliziesco e i suoi protagonisti entrarono presto nel cuore dei telespettatori: il commissario Maigret, il tenente Sheridan, il poliziotto antimafia Joe Petrosino. Questi, e molti altri, ispirati alla letteratura «gialla», un genere che ha un forte specifico italiano e che, nei tempi recenti, sembra rinato. Sono ancora gli scrittori ad animare la produzione di quelle che oggi chiamiamo serie, lontane parenti della tv d'antan, con un pizzico di nostalgia e molta sapienza strutturale.

Tra gli autentici specialisti, Maurizio De Giovanni merita una menzione particolare. Al passo di due volumi l'anno, alterna le storie del commissario Ricciardi che si svolgono durante il Ventennio, alle vicende dei Bastardi di Pizzofalcone trasposte nella Napoli odierna: un manipolo di poliziotti falliti che si rivelano migliori di tutti, per fiuto, coraggio, esperienza di vita.

Eccoli dunque arrivati su Raiuno, I Bastardi di Pizzofalcone, capitanati da Alessandro Gassmann nel ruolo di Lojacono per i sei episodi che corrispondono ad altrettanti fortunati libri. Nonostante si tratti di delitti, niente sangue né suspense in stile thriller: siamo piuttosto alle prese con romanzi da camera, esaltati da una recitazione teatrale di buon livello. Il regista Carlo Carlei mutua da De Giovanni gli aspetti psicologici dei suoi personaggi che, rispetto a Montalbano o a Schiavone, sono un gruppo e non un singolo, per cui la caratterizzazione deve essere necessariamente più complessa e attenta.

Su Gassmann poco da dire, se non che invecchiando migliora e ben gli si adatta il ruolo cupo e malinconico del poliziotto con un passato che lo insegue. Molto convincenti Antonio Folletto nella parte di Marco Aragona, un Nino D'Angelo in servizio presso la polizia: simpatico, guitto, insomma più leggero dei colleghi, e il vecchio Giorgio Pisanelli interpretato da Gianfelice Imparato. Più di mestiere la recitazione degli altri. In quanto alla «prima donna», è vero che Carolina Crescentini fisicamente corrisponde alla dottoressa Piras, ma forse andava accentuata la sua «sardità» purtroppo sacrificata dalla parlata romana.

Rispetto ai romanzi originali, Napoli è solo sullo sfondo. De Giovanni invece la tratta come autentica protagonista: si sente ovunque, pulsa, esalta le sue straordinarie contraddizioni. In tv, appare invece piuttosto lontana e talora macchiettistica, ma trattandosi di linguaggi diversi qualche concessione va fatta.

Ciò che appare più convincente è la messinscena di così tante solitudini. Una sorta di autoesclusione dal mondo, difficile davvero uscirne. Il poliziesco si trasforma allora in commedia umana, stabilendo il definitivo riscatto di un genere che gode di una salute straordinaria. In libreria come sul piccolo schermo.