«Bravi a dispetto di Rossi e Borrelli»

nostro inviato a Duisburg

Sedotto e abbandonato. Sul più bello, tra l’altro. A metà del guado di un mondiale che è magicamente ricominciato nella notte dell’Ucraina grazie a due stelle filanti. Luca Toni si è sentito trattato così, sedotto e abbandonato, portato al mondiale a spalle, come la statua della Madonna e poi preso a scudisciate dalla critica, per le esibizioni poco convincenti. Sedotto e abbandonato anche dalla Fiorentina poi, l’altra fonte delle sue amarezze, con la ferita ancora aperta e non rimarginata del mercato e del rapporto con i Della Valle. «Dopo i due gol di venerdì non ho ricevuto nessuna telefonata da Firenze, forse si faranno vivi più avanti, ma questo molto mi dispiace e lo dico senza alcuno spirito polemico» la conclusione acida dell’intervista da uomo del giorno, il Paolo Rossi dei nostri tempi. Ma l’impatto polemico è garantito. È un dispiacere unico, il suo. Per niente mitigato dal digiuno di gol interrotto, pronostico anticipato dal ct che qualche ora prima lo ha preso in un cantuccio e gli ha fatto un discorsetto per cementare l’autostima: «Mi ha detto che mi sarei sbloccato, mi ha raccomandato di giocare per la squadra, mi ha ricordato che i gol li ho sempre fatti». Perciò Luca Toni, il bomber che ha sepolto le ultime orgogliose frustate dell’Ucraina, ha assaporato il gusto amarognolo della rivincita ed è rimasto lì, in attesa di complimenti, che ha respinto al mittente. «Ho firmato una stagione stupenda, avevo gli occhi addosso, a un certo punto mi sono sentito preso di mira. Hanno scritto persino che avevo un comportamento non bello in allenamento e con i miei compagni. Adesso è facile darmi del bravo» è stato il suo: prego, non accetto. C’è un solo, motivato e sincero grazie, destinato naturalmente al ct. Che l’ha scovato in serie B e lanciato, l’ha difeso e l’ha riproposto quando tutti hanno cavalcato la soluzione Inzaghi. «È un vincente, toccheranno a lui le prossime scelte e io le accetterò» la sua promessa solenne. Speriamo se ne ricordi.
Come del resto, delle voci di mercato e delle distrazioni per via di quella trattativa con l’Inter e della reazione risentita della Fiorentina e del presidente onorario Diego Della Valle. «Avevo detto: a fine mondiale parlerò col mio presidente, in questo momento la Fiorentina ha ben altro di cui occuparsi e preoccuparsi. E cosa è venuto fuori? Toni scappa, Toni vuole andare via, la gente di Firenze ha cominciato a fare delle scritte, è stata coinvolta la mia fidanzata. Tutto questo mi ha dato molto fastidio» è la sua filippica. Già, i calciatori son fatti così. Loro, o i loro procuratori, alimentano le voci di mercato, mettono in piedi trattative nonostante l’obbligo di rispettare contratti pluriennali, e poi se la piazza si rivolta, «provano fastidio». Dinanzi all’obiezione del cronista, Toni fa la faccia dell’angelo ferito. «È normale che il mio procuratore abbia dei contatti con il Barcellona o con l’Inter» la sua risposta. Amen. Qui Toni è arrivato con sulle spalle la sporta piena del gol, due all’Ucraina e «la voglia di non fermarsi più» ammettendo anche le difficoltà conosciute, toccate con mano. «Io sentivo i miei colleghi che parlavano della Champions league: ebbene tutti hanno ripetuto che non c’è paragone con la pressione di un mondiale. E io all’inizio l’ho patita, l’ho sofferta». Adesso non più. E non solo perché si è sbloccato, ha ritrovato la parola e anche la voglia di regolare qualche conto con Firenze e i suoi dirigenti. «Noi siamo quadrati e tosti, avremo contro lo stadio ma sarà l’unico vero vantaggio dichiarato dei tedeschi. Dobbiamo inseguire la finale, possiamo toglierci tante belle soddisfazioni» lo squillo spedito alla concorrenza tedesca, già incontrata a Firenze, in amichevole il primo marzo. L’unico omaggio, sincero, è per Klose, il Toni di Germania che qui viene considerato una specie di eroe nazionale. «Non lo vedi mai in partita, non te ne accorgi, e poi segna gol fondamentali, come contro l’Argentina» è il suo giudizio.