Bravi e affidabili: i nuovi baby sitter sono uomini

Piacciono ai genitori perché non si fanno mettere i piedi in testa, giocano ma non viziano e soprattutto non fanno ingelosire le mamme

Lorenzo Amuso

da Londra

Adesso non resta che trovare un nome adatto, perché tato, bambinaio e balia non funzionano. Sono sempre più numerose le donne in carriera che preferiscono affidare i propri figli a baby sitter di sesso maschile. Un giovane uomo, una specie di fratello maggiore che non si fa mettere i piedi in testa, gioca ma non vizia e, soprattutto, non fa ingelosire la mamma.
Così, grazie alla gelosia femminile, il gradimento dei mannies (gioco di parole tra nanny, letteralmente badante, e man, uomo) è in fortissima crescita in Gran Bretagna. Lo documenta una ricerca condotta da un'agenzia di reclutamento di babysitter. Rispetto a soli dieci anni fa gli uomini che per professione si prendono cura di bambini non sono più guardati con diffidenza. Al contrario. Dal campione di 1.500 famiglie contattate da Tinies, otto su dieci affermano che oggi è «socialmente accettato» una tata in pantaloni. Addirittura il 94% si dice pronto ad affidare a un uomo la propria prole. «La nostra ricerca conferma senza ombra di dubbio che la minaccia di una baby sitter attraente rappresenta un problema per certe mamme», spiega Oliver Black, direttore dell'agenzia. Insicurezza, mancanza di fiducia, diffidenza. Caratteristiche tipicamente femminili, almeno in questo contesto, se è vero che i padri non vedrebbero come una potenziale minaccia l'ingresso in casa di una balia al maschile. Comunque, nonostante la loro crescente popolarità, restano pochi gli uomini che scelgono di occuparsi di bambini. Solo il quattro per cento di chi lavora in questo settore è maschio. Poco più di 12mila rispetto agli 8.500 del 2003. «L'atteggiamento sta certamente cambiando - sostiene Black -. Soprattutto le madri sembrano sempre più tranquille nel lasciare i propri bambini a babysitter maschi qualificati e con esperienza. Il problema, piuttosto, è la carenza di uomini, troppo pochi sono interessati a questo tipo di lavoro».
L'improvviso ingresso maschile nel mondo dell'assistenza ai mnori è da sempre auspicato, e sollecitato, dagli esperti dell'infanzia, che sottolineano l'importanza di un'offerta più ampia di modelli educativi. A maggior ragione quando la madre è single. Ma gli stipendi bassi, le condizioni lavorative incerte, la mancanza di prospettive e il pregiudizio maschilista secondo cui «prendersi cura dei bambini è compito da donne» hanno agito come insuperabili disincentivi. Ora però anche il governo, tramite il ministero dell'Educazione, si è mosso per favorire l'assunzione di educatori maschi. «Crediamo che gli uomini in questo contesto possano offrire tantissimo ai bambini, proponendosi come modelli positivi - ha dichiarato un portavoce del ministero -. Abbiamo stanziato quasi 20 milioni di euro per aiutare le autorità locali a sviluppare programmi di assunzione specifiche».