Bravo Grifo, il tuo posto è in A al traino della Juve

Genoa, va bene così. Poteva vincere o perdere, nel match «da serie A» del San Paolo, ma intanto se l'è giocato a pancia in dentro e petto in fuori fino all'ultimo secondo. E il rigore del vantaggio del Napoli non c'era. Solo la moviola, ed esclusivamente da «quella» specifica angolazione, avrebbe permesso a Paparesta di cogliere il «mani» di Bogliacino in quell'azione concitata, perciò sarebbe ingeneroso buttare la croce sul nostro miglior fischietto attualmente in circolazione. Paparesta ha diretto benissimo, col buonsenso che lo contraddistingue (difatti ha mostrato prudentemente il giallo e non il rosso al povero Rubinho), ma insomma il rigore non c'era e dunque si tratta di un potenziale credito che magari il destino farà riscuotere più in là.
Alla luce della convincente prestazione registrata al San Paolo, personalmente ribadisco il concetto: rimessa a posto la classifica e completato l'organico, il Grifone ha ora le carte in regola per pretendere di riconquistare direttamente la serie A al traino della Juventus. Con buona pace di Bologna Mantova Piacenza e Rimini, saranno i «gemellati» Genoa e Napoli a sfidarsi all'ultimo sangue per sfuggire al martirio dei play-off; e particolare non da poco, l'eventuale ordalia conclusiva ligure-campana andrà in scena al Ferraris, l'arena rossoblu che nei momenti supremi sa risultare decisiva.
Finalmente risolto il pernicioso dualismo con Barasso, Rubinho sta offrendo a Gasperini sufficienti garanzie che con lui in porta e Scarpi in panchina i difensori possano lavorare a cervelli sgombri. Il problema semmai è capire se bastino Masiello e Stellini a coprire esaustivamente il valido trio titolare Bega-De Rosa-Criscito nell'arco lungo delle 21 partite conclusive, tant'è che mi aspetto un apprezzabile arrivo supplementare in chiusura di mercato.
Sufficientemente coperto risulta invece il centrocampo. Per i centrali Milanetto e Coppola si è infatti trovata una valida alternativa nel tosto Carobbio. Dalla quadriglia Marco Rossi-Fabiano-Botta-Juric si possono costantemente estrarre due ottimi puledri da fascia laterale. E ci assicurano che segnatamente per Rossi è in arrivo un rincalzo degno delle ambizioni del Grifone.
Davanti, infine, se non è troppa grazia, quasi. Personalmente io avrei preferito che acquistassero una «torre» per far sì che all'occorrenza Gasperini potesse variare il modulo offensivo conservando pari efficacia a ridotte energie (s'è ben visto quali insidie hanno creato nel finale a squadre «lunghe» le ripetute «torri» di Sosa, subentrato a Bucchi, in favore di Calaiò e compagni nell'area del Genoa), ma pazienza. Di Vaio preferisce accentrare partendo da sinistra, ma è un fior di attaccante e dunque farà i gol che ci si aspettano da lui. Quanto ad Adailton e a Greco, si sa che valgono qualunque lode. In più ora c'è Leon che sa creare scompiglio nelle difese avversarie e tira le punizioni da padreterno. Con lui e/o Adailton in campo, per il Genoa ottenere una punizione dal limite varrà ormai come mezzo rigore, e ditemi se è poco.
In ordine alla Sampdoria, vi avevo anticipato che dalla triplice ordalia ebdomadaria con l'Inter sarebbe uscita probabilmente moribonda ma sperabilmente viva. E ora dico che è stato anche meglio che tutto si sia invece risolto secondo copione già nei primi due matches, sicché domani sera a San Siro Novellino sarà libero di non rischiare i titolari che dovranno giocare alla morte domenica a Udine. Vedete bene, basta che manchi Volpi per perdere il 50% in fase di filtro e il 30% in azione di rilancio. Per riavere un Bonazzoli e/o un Bazzani almeno all'80-90% bisognerà probabilmente aspettare la primavera avanzata. Se poi Novellino riesce a organizzare un meccanismo talmente efficace da riuscire a ridurre al minimo la pericolosità di mostri come quelli dell'Inter, non passano 7 minuti che gli arriva la pugnalata alla schiena. Con la Fiorentina in fase di sorpasso e altre 3 o 4 consorelle che dietro non scherzano, bisogna soltanto pensare a remare in tutta umiltà in ciascuna delle 17 partite che restano, altroché.