Brawn: «Rossi e Raikkonen che bei nomi per la Ferrari»

«Positivi i test: lui ha coraggio. Bisogna capire se è anche veloce»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Monza

E’ che non ci si sorprende più. E’ che per sorprenderci, parlando di Ferrari e formula uno, oggi bisogna prendere in prestito – e neppure tanto in prestito – quel fenomeno di Valentino Rossi. Perché ormai, a far da contorno alle infelici prestazioni della Rossa, non ci sono più addetti ai lavori e pubblico che sgranano gli occhi increduli, o che chiedono «com’è possibile che vada così male? cos’è successo? ma che diavolo accade?». E quando nessuno si scandalizza più, vuol dire che i guai sono grandi e rognosi, significa che ci si è abituati. Come ieri con Schumi 13° e persino fuori pista alla parabolica, e Barrichello 17° con mille problemi, impotenti entrambi a far qualsiasi cosa contro le McLaren davanti a tutti anche con il collaudatore De La Rosa.
Meno male che nel tardo pomeriggio ci ha pensato Ross Brawn, il direttore tecnico della Rossa, a risollevare un po’ gli animi. E’ stato sufficiente che dicesse «sì, Valentino Rossi quest’inverno e per tutto l’anno prossimo effettuerà diversi test con noi» perché tutt’attorno ci fosse un tintinnare di occhi sgranati e luccicanti come quando si vinceva. E forse di più. Anche perché nel pomeriggio si era visto nel paddock il team manager di Valentino alla Yamaha, Davide Brivio, che, scherzando, aveva detto: «Lui esordire in una gara di F1 già quest’anno? Ma no, per favore, adesso non esageriamo. Questo è impossibile». Però tutto il resto, sì, che è possibile. E le rivelazioni serali del tecnico inglese del Cavallino lo confermano: «Le prove che farà saranno serie. Con lui abbiamo una specie di accordo: gli abbiamo preparato un programma studiato per vedere se ha le capacità per venire in F1. Per questo abbiamo bisogno del suo tempo e della sua disponibilità. Mi aspetto che provi una volta al mese o ogni sei settimane». Brawn è poi andato oltre: «Il primo test del 2004 era stato simpatico; l’ultimo, invece, molto serio. Abbiamo visto che Valentino ha una grande potenziale ed è molto coraggioso; adesso dobbiamo capire se ha la velocità. Nei prossimi mesi sarà chiaro: il fattore più difficile è fornirgli l’esperienza necessaria sulle quattro ruote, ma una volta imparate tutte le sottigliezze della guida veloce, non vedo perché non possa venire in F1. E’ rapido nelle curve lente, ora vedremo in quelle rapide, ma deve migliorare in frenata». Quindi, rispondendo a una domanda sul dopo Schumi, sul 2007: «Rossi insieme a Raikkonen? Come nomi suonano bene, non credete? Kimi è fantastico, per la Ferrari sarebbe bello prenderlo… D’altra parte, un giorno Michael si ritirerà».
Intanto, però, il tedesco si danna l’anima per trovare anche quel decimo che gli dia un briciolo di velocità in più. Per esempio, ieri ha così spiegato lo svarione a metà della seconda ora di libere, quando la F2005 gli è partita di coda lungo la parabolica ed è andata a sbattere fragorosamente contro le barriere: «Era instabile, ma comunque ho le idee chiare su quanto accaduto: avevo appena fatto dei cambiamenti d’assetto e forse ho esagerato… per questo mi è scivolata via. D’altra parte, se si è indietro come noi, bisogna per forza spingere al massimo e rischiare di più per cercare di essere un po’ più competitivi». Gli domandano: è rimasto a lungo a parlottare con i commissari di pista dietro il muretto? «Sì, erano molto simpatici, mi hanno chiesto se volevo da bere, se volevo qualcosa». Il dubbio grande è che gli abbiano domandato del dottore. Il Dottor Rossi.