Brebemi, Formigoni e Di Pietro a Bruxelles

Ministro e governatore difenderanno insieme la convenzione sulla nuova autostrada

Governo e Regione sulla stessa strada, quella che dalla Lombardia porta a Bruxelles. Oggi, infatti, il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro e il governatore Roberto Formigoni saranno davanti alla Commissione Ue per difendere la convenzione sulla nuova autostrada Brescia-Bergamo-Milano (la Brebemi).
L’annuncia è arrivato ieri dallo stesso Di Pietro, nel corso del convegno «Infrastrutture e mercati finanziari», organizzato da Finlombarda, Aifi e associazione Guido Carli. «Io e Formigoni - ha spiegato il ministro - saremo a Bruxelles per difenderci». Un nuovo impulso all’iniziativa è arrivato dalla lettera scritta al governo italiano il mese scorso dal commissario europeo al Mercato interno, Charlie McCreevy, in cui venivano sollevati alcuni dubbi sulla convenzione Brebemi, in particolare per l’aumento del costo dei lavori. Se, infatti, l’aumento fosse superiore al 50 per cento come ritiene la Commissione, sarebbe necessario fare una nuova gara d’appalto e non semplicemente una nuova convenzione.
L’annuncio della «missione» a Bruxelles è arrivato nel mezzo di un discorso sul ruolo del project financing per colmare il ritardo nella realizzazione delle grandi opere di cui soffre l’Italia rispetto agli altri paesi europei, nel corso del quale Di Pietro ha sottolineato che occorre «un riferimento oggettivo alla remunerazione del capitale privato» e ha anticipato il lancio di «altri tre progetti» per il finanziamento privato delle infrastrutture.
E se il pubblico apre al privato, quest’ultimo chiede stabilità per favorire gli investimenti. Per Giampio Bracchi, presidente dell’Aifi, «è di vitale importanza, nel nostro Paese, definire un quadro regolatorio stabile e duraturo, che favorisca l’incontro di domanda e offerta di capitali, anche provenienti dall’estero». Mentre, a proposito dei rendimenti attesi dai fondi specializzati nelle infrastrutture, Bracchi ha sottolineato che «dipendono dal grado del rischio delle iniziative e dalle diverse fasi, che vanno dalla progettazione (11 per cento netto) all’esecuzione (9,5 per cento)».
Sulla stessa linea Marco Nicolai, direttore generale di Finlombarda, che ha rimarcato come «l’operatore pubblico debba creare le condizioni necessarie al superamento delle barriere burocratiche e culturali che al momento ostacolano lo sviluppo di sistemi alternativi per il funzionamento delle infrastrutture». un richiamo al governo, dunque. Ma oggi, la difesa della Brebemi passa da Bruxelles.