BreBeMi, la strettoia che paralizza il Nord

Fermo da decenni il cantiere del progetto che dovrebbe decongestionare il tratto tra Brescia, Bergamo e Milano. E gli imprenditori sperano nel nuovo governo

Bergamo - Altro giro, altra corsa. Arrivano nuove elezioni e qui ricominciano a sperare. Da capo. La domanda è la stessa che ormai si tramandano di padre in figlio: ce la faranno, questa volta, a far partire le ruspe?

Viaggio, molto a rilento, nel cuore collassato di Lombardia. Di questa grande locomotiva che ha motore da transatlantico e si muove ad andature da pedalò. Treviglio: troppo piccola per essere vera città, troppo grande per essere ancora un paese. Amministrativamente appartiene a Bergamo, culturalmente si appoggia a Milano, geograficamente è terra di mezzo, crocevia tra le stesse Bergamo e Milano, ma anche Brescia, Cremona, Crema e Lodi.

Per un luogo come questo, sarebbe facile immaginare un grande intreccio di vie e di mezzi di comunicazione. Ma la realtà è molto più fantastica, oltre ogni immaginazione: per raggiungere Milano, poco più di trenta chilometri, bisogna stanziare anche due ore. Meglio in treno, questo sì, soprattutto adesso che hanno quadruplicato i binari: ma non tutti possono caricare sul treno putrelle e mobili, computer e macchinari di precisione, formaggi e insaccati, cioè il campionario di merci che in questa Silicon Valley si producono, tutti i giorni, da mezzo secolo. La macchina e il furgone servono davvero, lungo queste direttrici, nei giorni lavorativi. Ma non appena si esce dal cancello di casa, o del capannone, bisogna mettersi il cuore in pace: è coda. Si sa quando si parte, non quando si arriva (in senso buono, in senso orario). Due le possibilità: la Rivoltana, la Padana. Nessuno, tra gli indigeni, ha ancora capito quale delle due sia meglio. O peggio.

Tutti, o quasi, sanno però come si potrebbe superare il patetico imbarazzo della scelta: una sigla, un acronimo, BreBeMi. È l'autostrada del sogno ormai entrata direttamente nel mito. In questo cuore collassato di Lombardia si vagheggia la sua costruzione da tanti anni. Negli ultimi, il vago desiderio dei padri si è trasformato in progetto molto reale e molto prossimo. Partendo da Brescia, passando per Treviglio, sfocerebbe nella futura tangenziale esterna di Milano. Due gli obiettivi che permetterebbe di centrare: alleggerire la famigerata Bergamo-Milano, tratto più trafficato e più incidentato d'Europa, negli ultimi mesi solo parzialmente sollevato dalla quarta corsia, nonché consentire all'area della Bassa di raggiungere Milano in tempi umani. È possibile che percorrere trenta chilometri in venti minuti sia il sogno di una vita? Qui è esattamente così: la cosa più normale, spostarsi in tempi ragionevoli, è ancora una lontana utopia.
Per la verità, da qualche mese sembra molto più vicina. A portata di mano. La furibonda e intricatissima guerra burocratico-finanziaria sembra ormai all'epilogo: come ostacolo, sopravvive soltanto un ricorso all'Unione europea, una richiesta degli «anti» che pretendono di annullare la concessione alla società BreBeMi, formata da enti pubblici e gruppi privati, perché i costi previsti attualmente sarebbero troppo lievitati rispetto a quelli iniziali. Il ragionamento sarebbe questo: quando la società BreBeMi ha vinto la gara l'autostrada costava 866 milioni di euro, ora siamo a 1.511. Detto subito che comunque i costi non gravano per un euro sulle casse dello Stato, va poi spiegato che si sono innalzati soprattutto perché nel frattempo si è - giustamente - pensato di abbinare il tracciato stradale alla linea Tav Milano-Venezia, anch'essa prossima ventura, così da tagliare la pianura Padana con un unico solco.

In attesa della riposta europea, comunque, tira aria di grande operosità. Il piano prevede l'inizio dei lavori a gennaio 2009, mentre l'ingresso della prima auto è fissato per il dicembre 2012. Manca solo un dettaglio, l'autostrada: il resto, è già tutto pronto. I Comuni toccati dalla nuova arteria si sono portati avanti per tempo, adeguando i piani regolatori lungo il tracciato. Per dirla tutta: dalla sera alla mattina, quella che una volta era una lunga sequela di terreni agricoli si è trasformata in un nuovo Eldorado. Multinazionali e catene alberghiere, piccoli artigiani e grandi immobiliari: tutti quanti hanno prenotato un posto in prima fila, pagando a cifre pesanti. Ma l'idea di quel che sarà, se davvero un giorno le ruspe partiranno, non ha prezzo: a cose fatte, lungo la BreBeMi scorreranno veicoli e affari in modo molto fluido. Nessuno vuole restarne fuori, dopo aver aspettato tanto.

Treviglio non è una metropoli, ma come un plastico ridotto in scala riproduce perfettamente l'intera realtà italiana nel ramo grandi opere. Tempi biblici, intralci economici, ma-se-però. Anche qui, irriducibile, l'immancabile movimento «anti». Quello che la strana coppia Formigoni-Di Pietro, negli ultimi mesi di alleanza Regione-Ministero, ha definito partito del non fare. Come in val di Susa, uguale. Il comitato «No BreBeMi», le sfilate, i siti inferociti e le raccolte firme. Se non proprio un’ultrà del no, comunque molto tiepida e quanto meno schierata sul ni, è persino la sindachessa di Treviglio, Ariella Borghi. Le argomentazioni del no sono le più tradizionali: si contesta l'effettiva utilità della nuova autostrada, si parla di scempio ambientale.

Ora: sugli scempi ambientali dovremmo avere tutti quanti la stessa sensibilità e la stessa preoccupazione. Ma ascoltare qui tante grida disperate, francamente, fa un po' tenerezza. Da troppo tempo, ormai, i gloriosi luoghi dell'albero degli zoccoli non esistono più, seviziati orrendamente, senza scrupoli e senza ritegno, soprattutto senza il minimo gusto estetico, da generazioni di famelici e insaziabili amministratori locali. Il risultato è la cartolina sotto gli occhi di tutti. Basta vagabondare a caso nelle campagne della Bassa trevigliese. Spettacolo osceno. Las Vegas replicate pure male. Capannoni astrusi, villette a schiera accatastate, fumi mefitici, luci al neon. Il caos del benessere. Con una certezza assoluta: non sarà certo la BreBeMi, per giunta interrata e intubata, a rovinare l'Eden. Al massimo, lo disgorgherà un po'.

Quanto invece alla effettiva utilità dell'opera, conviene consultare loro, i forzati della strada. Luca Mulino è amministratore delegato della Ellebiemme, con sede nel centro storico: lavora da anni nel settore immobiliare-turistico, è l'uomo che sta trasformando Dubai in dépendance di Treviglio (già tre i grattacieli realizzati laggiù e riempiti con inquilini di quassù). «La BreBeMi? Stiamo aspettandola come la manna. Faccia conto, tanto per dire, che noi dobbiamo spostare le nostre attività più verso Est che verso Milano. A Milano, in una mattinata, puoi onorare un solo appuntamento. Il resto del tempo lo impieghi in coda. Con la nuova autostrada, il discorso è tutto diverso: allora davvero diventiamo hinterland milanese. Sa che le dico? Chi sostiene che la BreBeMi non serve è chi non si muove mai da Treviglio...».

Poco fuori il centro, verso sud, i nuovi capannoni del Pip1 e del Pip2 (Piani insediamenti produttivi) sembrano affacciarsi sulla futura autostrada, aspettandola trepidamente, convinti che un giorno, prima o poi, di lì passerà. Fiorenzo Erri è il presidente del Consorzio tra piccole imprese, una cinquantina, che si sono posizionate qui con il secondo Pip, in attesa del lieto evento. Complessivamente, comprese cioè anche le aziende grosse, sono oltre duecento. Nessuno, più di lui e dei suoi soci, sa spiegare cosa sia e quanto valga l'eterno psicodramma della BreBeMi: «Guardi, ormai ho sessant'anni. Quando ho cominciato a lavorare ne avevo venti e andavo tutti i giorni a Milano. Già allora, si parlava dell'autostrada. Ormai, io non mi muovo più. Adesso gira mio figlio, che ha trent'anni. Anche lui ha cominciato come me, ascoltando discorsi di BreBeMi imminente. Intanto, però, deve sorbirsi tutti i giorni le sue ore di coda. Noi forniamo servizi per computer, dobbiamo muoverci per forza. Ebbene: da tempo abbiamo rinunciato al mercato milanese, che pure è qui sull'uscio di casa. Siamo costretti a girarci dall'altra parte e puntare verso il Bresciano e il Cremasco».
Lo interrompo con la domanda da un milione di dollari: ma si farà, stavolta? Ci crede? Lui sorride, allarga le braccia. Come un esorcismo. «Non lo nascondo: spero che cambi il governo. Ma spero anche che i nuovi vincitori davvero puntino decisi sulle grandi opere, chiudendo i progetti aperti. Non vorrei che anche mio figlio arrivasse alla pensione sognando la BreBeMi...».