Bregovic e Noa: suoniamo per unire i popoli

I due artisti saranno le star del Concerto di Natale in Eurovisione su Raiuno. «La musica aiuta la pace lanciando messaggi simbolici»

Pietro Acquafredda

da Assisi

Concerto di Natale dalla Basilica di san Francesco (in onda il giorno di Natale alle 12.30 su RaiUno in Eurovisione). Concerto a più voci, con orchestra, solisti, coro di bambini e melodie tradizionali del Natale: Stille Nacht, Adeste Fideles, Jingle Bells; ma anche due voci davvero speciali: Achinoam Nini, in arte Noa, accompagnata dal chitarrista Gil Dor e Goran Bregovic con la sua Wedding and Funeral Band.
Noa era già venuta ad Assisi nel 2003, per un concerto assieme ad Antonella Ruggero ed alla israeliana Rimbana. «Da quando ero ragazza - racconta - conoscevo san Francesco; e nonostante non fossi cristiana, è sempre stato simbolo di pace, umiltà, rispetto della natura». Ma San Francesco, Assisi vuol dire Presepe, Natale. «Il Natale per me - prosegue Noa, - non ha valore religioso: Gesù è come un filosofo, di lui apprezzo il messaggio di uguaglianza. Del Natale mi piace la festa, il calore, le luci. Di ogni religione mi interessano i principi positivi, e su di essi preferisco concentrarmi. Nel corso della storia ci si è serviti della religione per scopi poco nobili. Amore, rispetto, umiltà questa è la mia fede. Assisi emana questa spiritualità, ecco perché mi procura benessere e forza».
Bregovic ha una storia religiosa diversa. Suo padre cattolico, sua madre ortodossa; cattolico anche suo nonno, ortodossa sua nonna, «credo di essere stato battezzato due volte, secondo il rito cattolico ed ortodosso, la decisione fu dei nonni - racconta - all’insaputa dei miei genitori. La mia famiglia era comunista. Mi sento cristiano anche come musicista: sono cresciuto nella cultura ortodossa, mi sono formato come musicista con la musica rituale ortodossa, una musica semplice e popolare, a differenza di quella cattolica, che ha avuto al suo servizio importantissimi compositori. Tuttora lavoro con cori maschili di chiesa, di rito ortodosso. San Francesco è un santo popolare anche a Sarajevo. Per questo concerto natalizio ho scelto un brano, Ederlezi, che i gitani cantano per la festa di san Giorgio, loro santo protettore. Dice così: “per la festa di san Giorgio, sulla tavola di ogni famiglia c’è un agnello, manca solo sulla nostra, noi siamo poveri anche per la festa di san Giorgio”.La cultura gitana è ricca di gioia e di amore per la vita anche nei momenti tristi».
Noa canterà, in linea con le sue idee religiose, un’Ave Maria su testo di quella notissima di Bach-Gounod, ma le sue parole invocano la pace. Per Stille Nacht, canto natalizio cattolico per eccellenza, ha trovato una soluzione di ripiego: «non canto il testo originale, lo sostituisco con un lungo vocalizzo lasciando intatta la bellissima melodia». Bregovic l’ha invece cantata in lingua gitana, con un arrangiamento di sapore bandistico. Poi per Noa Three Days su testo della poetessa ebrea Leah Goldberg. Three Days - dice Noa - racconta di una donna che vaga nel deserto per tre giorni, in cerca di qualcuno, di una risposta, e la risposta è semplice e complessa allo stesso tempo. Amare, rispettare, vivere ogni giorno il rapporto con la natura e la famiglia. Da quando sono diventata madre, questa risposta è diventata chiara per me».
Pensa che la musica possa fare qualcosa per il mondo? La musica può lanciare messaggi simbolici; non si può sostituire alle azioni concrete. Sbaglia chi pensa che siano sufficienti i simboli e le azioni simboliche».
La pensa così anche Bregovic: «La musica è il più antico mezzo di comunicazione, più antico della parola, ed anche il più comprensibile; può dunque aiutare a capirsi. Il cammino da compiere è ancora lungo, la musica è come una piccola luce che si aggiunge a tante altre su una strada che deve essere ancora interamente illuminata».