Brenda nella rete che incastrava i vip col vizietto

Secondo gli inquirenti il viado lavorava con i ricattatori di personaggi eccellenti. La famiglia: "Aspettava una grossa somma". Nel mondo trans l'allarme era alto. Individuati su un social network messaggi che lo invitavano a scappare: "Sei in pericolo"

Roma -  Se stava per tornare in Brasile, ai familiari non aveva detto niente. La madre e la sorella di Brenda non sapevano di un suo imminente viaggio di ritorno, come le valigie pronte sull’uscio nel monolocale di via Due Ponti - dove il trans dell’affaire Marrazzo è morto in circostante misteriose - potevano far pensare. Ma ai parenti lontani, qualche mese fa, Brenda aveva confidato una circostanza che potrebbe ora rivelarsi una chiave importante per capire cosa è accaduto nel seminterrato bruciato all’alba del 20 novembre: alla mamma aveva raccontato che aspettava di ricevere una somma consistente, denaro che le avrebbe inviato al più presto per comprare una casa.

La novità emerge da un’intervista rilasciata dalla sorella di Brenda al quotidiano Il manifesto. Da dove sarebbero arrivati tutti quei soldi? Certo non dai proventi del marciapiede. Forse Brenda contava di ricavare denaro da qualche filmino girato durante gli incontri a luci rosse con personaggi famosi. Forse proprio dal secondo video, mai trovato, con lui e Marrazzo in compagnia di un terzo trans. Il governatore in quell’occasione sapeva di essere ripreso, ma ciò non rende meno «preziose» quelle immagini per chi ne avesse voluto fare un uso diverso. Brenda potrebbe aver immortalato chissà quanti altri clienti «eccellenti» a loro insaputa. Gli inquirenti, del resto, sono sempre più convinti che il viado morto facesse parte di una rete per incastrare vip in cerca di emozioni forti. Nell’ambiente dei trans Brenda non era ben visto anche per questo, oltre che per il suo essere sempre esagerato, sopra le righe, troppo spesso ubriaco e sotto l’effetto della cocaina.

Anche Natalie, il viado dello scandalo Marrazzo, aveva avvertito il governatore di stare attento a Brenda. Il suo ruolo nella vicenda del ricatto, del resto, non è ancora chiaro: non è stata mai esclusa la possibilità che ci fosse proprio lui dietro alla soffiata che ha consentito ai carabinieri arrestati di sorprendere il presidente della Regione in mutande in casa di Natalie. Brenda era anche amica di Gianguarino Cafasso, il pusher trovato morto in un albergaccio sulla Salaria a fine settembre che per primo aveva tentato di piazzare sul mercato il video di Marrazzo. Dopo il clamore suscitato dalla vicenda, a Brenda potrebbe essere sfuggita la situazione di mano. Forse sapeva troppe cose sul mondo che gravita intorno ai trans, traffici di cocaina compresi. Gli altri viado dicono che negli ultimi tempi aveva paura, che voleva fuggire. Paura che correva anche sul web. È stato sempre Il manifesto a scovare una serie di messaggi allarmanti su un social network brasiliano dove gli amici del viado lo mettevano in guardia da pericoli imminenti: «Fai attenzione ragazza, la tua vita è in pericolo, diventerai cibo per i pesci. Scappa», sciveva G.P. lo scorso 31 ottobre.

L’8 novembre, qualche ora prima che Brenda venisse aggredito in strada da un gruppo di ragazzi dell’est Europa, qualcuno lasciava un messaggio vagamente premonitore: «Roma sta prendendo fuoco, B. devi sapere che questa storia finisce con la morte, ascoltami bene». Dunque altri conoscevano i segreti di Brenda e ipotizzavano possibili ritorsioni? Una risposta ai molti interrogativi potrebbe arrivare dall’esito degli accertamenti disposti sul computer trovato nel lavandino sotto l’acqua corrente. Se quello di Brenda è un omicidio, come ritengono i pm, perché chi si è introdotto in casa del trans avrebbe tentato di cancellarne il contenuto in modo così grossolano? La memoria di un pc bagnato è facilmente recuperabile. E infatti i file non sono stati danneggiati. Perché non portarselo via per poi sbarazzarsene in maniera più efficace? Se non è stato un delitto, invece, non si capisce cosa ci facesse il computer sotto l’acqua. Potrebbe essere stato un avvertimento poi andato oltre le intenzioni, qualcuno potrebbe averlo messo lì e poi dato fuoco al borsone vicino alla porta senza immaginare che il trans, stordito da un mix di alcol e tranquillanti, non avrebbe fatto in tempo a mettersi in salvo. Ma anche in questo caso ci sono particolari che non tornano: la porta era chiusa a chiave e le chiavi erano all’interno e manca l’innesco della valigia. Com’è bruciata?

C’è poi il mistero dei telefonini scomparsi. Il primo cellulare del trans sparì quando venne aggredito in strada, un altro, un palmare Samsung, non è stato trovato nella casa di via Due Ponti. C’era invece un altro telefonino Nokia, con un’utenza diversa da quella lasciata ai carabinieri al momento di denunciare le percosse e una memoria stranamente quasi vuota. Una curiosità: su Facebook è ancora attivo il profilo di Brenda, anzi di Blenda Ballantines, come il suo whisky preferito. Le foto sono evidentemente ritoccate con photoshop. E Blenda si dice fan di un politico: Marrazzo.