Brera, cartomante che vai futuro (diverso) che trovi

In coda per consultare le maghe. Usano il pendolo, i tarocchi ma anche la telepatia

Maria Sorbi

Metti una sera in giro per Brera. Metti che ti preme sapere che ne sarà della tua vita sentimentale e del tuo lavoro. Non troverai una sola risposta, questo è sicuro. Ma tante quante saranno le cartomanti consultate. Sta a te scegliere il futuro ideale e crederci, meglio se non troppo. Nell'arco di un'ora, nel tour dei maghi tra le viuzze intorno alla Pinacoteca, ti puoi sentir dire tutto e il contrario di tutto: che ti sposerai entro la fine dell'anno, che per quella stessa data il fidanzato ti lascerà per un'altra, che farai una carriera brillante e veloce, che avrai grossi problemi in ufficio. Ma c'è chi si mette in fila per ascoltare tutto questo e aspetta pazientemente il suo turno, come alle poste, per un giro di carte.
Ogni cartomante ha il suo tariffario: Rosa, veterana del mestiere, lavora ad offerta libera e ormai, dopo vent'anni, può contare sulla sua clientela fissa e su un passaparola piuttosto consolidato. C'è chi chiede 10 euro per un quarto d'ora di «consulenza», chi 15 e chi, prima di fissare un prezzo, preferisce conquistarsi la fiducia del cliente indovinando qualche evento del suo passato. Se non azzecca, il giro di carte è gratis, altrimenti la cifra può anche farsi interessante e superare i 50 euro. Nelle serate più affollate ogni mago riceve anche cinque o sei persone ma non c'è una regola fissa. Questione di fortuna. E di stagione.
Dai banchetti di Brera, apparecchiati con teli di raso rossi e candelabri consumati, gli indovini scrutano il futuro, ognuno con il suo stile: chi usa le comuni carte da gioco, chi i tarocchi, chi il pendolo, chi la sola telepatia.
Jenyus, fiero del colpo di fantasia che lo ha portato a scegliersi il nome d'arte «con qualche lettera straniera», si serve di un metodo scientifico e ragiona per numeri, percentuali e formule, come se la cartomanzia fosse una questione di chimica. «Parliamo di amore - spiega con tono da manuale di matematica - Poniamo che l'unione tra due persone corrisponda al 110 per cento e l'innamoramento al 130 per cento. Ecco, io conosco la formula per far arrivare l'amore fino al 190 per cento. Che vuol dire praticamente matrimonio entro un mese. Il segreto sta nel saper usare le carte e la telepatia». Sarà. Per azzerare il margine di incertezza che si può verificare nella lettura del passato e del futuro di una persona, il mago si serve di un piccolo e vissuto pendolo rosso che passa ripetutamente sulle carte e sulle mani dei suoi clienti. Ma se qualcuno ha in tasca santini o crocifissi, allora il tutto si fa più complicato e «le frequenze telepatiche subiscono delle interferenze».
Accanto al tavolino di Jenyus, c'è quello di una sensitiva, uno scricciolo di donna con l'aria cupa e provata, affiancata da due assistenti. Un cartello dice che la sua specialità è la lettura della mano. Non si fa avvicinare. «Non mi piace» taglia corto, fredda e diffidente. Di tutt'altra pasta invece sono le cartomanti storiche che, oltre ad essere generose di parole, non disdegnano un caffè o una sigaretta in compagnia dei clienti. Giusto per due chiacchiere e una pausa dall'andirivieni di turisti e habitué ansiosi di sapere se la fortuna è dietro l'angolo o li ha dimenticati.
Fra tanti nomi misteriosi, Franco ha deciso invece di usare il suo. Meno suggestivo, certo, ma reale. È giovane e orgoglioso della sua professione, tanto che dietro al tavolino ha esposto l'attestato di studio. «Le carte vanno studiate - racconta mescolando i tarocchi - Chi le legge così tanto per fare, allora è meglio che vada a giocare a briscola. Ci sono oltre tremila combinazioni e io ne conosco 200». Franco ha un approccio chirurgico alla cartomanzia e non si affeziona alle persone che gli capitano di fronte in cerca di una parola di speranza: «Dico la pura verità - spiega serio - quello che vedo nelle carte. Quando lavori devi essere freddo. È una cosa scientifica». Poi, con professionalità, si rifiuta di farmi un giro di carte: «Sei venuta qui per lavoro». Come a dire che non sono abbastanza motivata. «Un'altra volta lo farò volentieri».