Brera festeggia il ritorno del paesaggio

Che fine hanno fatto le polaroid? E chi se le ricorda più, dopo l'avvento del digitale? Eppure c'è, esiste, è viva e vegeta e continua a sedurre gli artisti e le nuove generazioni alla ricerca del «vintage» tecnologico. La polaroid è la foto istantanea per antonomasia messa in commercio nel 1947 dall'azienda omonima, lo stesso anno in cui Cartier-Bresson, Capa e Seymour fondarono l'Agenzia Magnum. Questo speciale foglio di plastica utilizzato per la polarizzazione della luce nasce da un flash di genio dello scienziato Edwin Land, poi nel 1963, nell'epoca della Pop Art, la polaroid permette fotografie a colori. Andy Warhol la portava perennemente legata al collo per soddisfare la sua bulimica fame d'immagini e la polaroid diventa il simbolo della democratizzazione della fotografia, ancor prima del digitale. Con la polaroid tutti possono scattare senza doversi preoccupare di conoscere l'uso di diaframma e otturatore, tipico delle macchine reflex; s'inquadra, si clicca e si stampa, ed è subito ready made della realtà quotidiana. Mia Farrow seppe del tradimento di Woody Allen con la figlia adottiva Soon Yi grazie a una polaroid. Nel nostro immaginario collettivo quella pellicola bordata di bianco, con il volto di Aldo Moro con il logo delle brigate rosse alle spalle, è diventata il ritratto simbolo degli anni di piombo. Nella moda, Helmut Newton è tra gli estimatori della pellicola istantanea, nell'arte Carlo Mollino, Luigi Ghirri, Araky, Beppe Bolchi, Robert Mapplethorpe, Maurizio Galimberti, Schifano e Franco Fontana, la utilizzano perché ogni immagine è un’unica stampa, irriproducibile e soprattutto manipolabile. La Galleria Ca' di Fra, in occasione del Photo Festival 09, espone le polaroid degli anni ’80 di Franco Fontana (Modena,1933) maestro innovativo della fotografia italiana, che già dagli anni ’70 fu sedotto dal colore anche quando andava di moda il bianco e nero. Fontana è noto per i suoi paesaggi urbani e naturali, ma è geniale nella serie di queste polaroid dedicate a nudi, surreali e in bilico tra sensualità e glamour, che affascinano i cultori della possibilità di modificare i colori in corso d'opera e di intervenire nel rapporto sfondo-figura di tutte le età. Per l'artista i corpi, le anomale vedute urbane sono un segno della creatività che si oggettivizza dentro a una pellicola a sviluppo istantaneo, che non richiede ulteriori passaggi in laboratorio per diventare non solo una fotografia, ma un opera d'arte, unica e irripetibile.