BRERA Luci sui tesori nascosti

Francesca Amé

Non ci dilungheremo sulla lunga attesa della Pinacoteca di Brera. Quella di trasformarsi in un museo pubblico all’altezza della città, con etichette e illuminazione adeguate, opere ben esposte, depositi liberi dai quadri di valore. L’allargamento è ancora sulla carta, in attesa che l’Accademia di Belle Arti liberi diverse sale, e allora bisogna adattarsi con quello che si ha: poche forze, una struttura non sufficiente per la ricca collezione e qualche pasticcio burocratico che - ma il fatto accomuna mezza Italia: i concorsi sono bloccati - vede un sovrintendente a interim, Carla Enrica Spantigati, impegnato a Milano a Torino. Queste le ombre, passiamo alle luci. Chi ama la pinacoteca conosce il ciclo «Brera mai vista», rassegna che esiste dal 2002 e che, grazie agli sponsor privati, ogni anno mette in mostra quattro opere sottratte ai depositi. Ora, e fino al 25 febbraio, è la volta di uno splendido dipinto cinquecentesco del lombardo Bernardino Luini, «Lo scherno di Cam», e della tavola quattrocentesca «Madonna con il bambino e due angeli» del senese Pietro Orioli. «C’è una fascia di pubblico adulto fedele a questa iniziativa che si reca in visita appositamente per ammirare le nuove opere esposte», ci spiega Luisa Arrigoni, direttrice della Pinacoteca di Brera.
Con 534 opere ancora situate nei depositi controllati e climatizzati, il patrimonio della «pinacoteca nascosta» è di buon livello: «Crediamo che il Luini ora esposto verrà inglobato nel nuovo allestimento, non appena ci sarà la possibilità», commenta la direttrice. E sfata un mito: «Nei nostri depositi vi sono sì opere interessanti, ma bisogna selezionare: non tutte sono della stessa qualità». Di pregio e raffinatezza ne ha da vendere invece questo dipinto di Luini appena restaurato e studiato da Cristina Quattrini, funzionario della sovrintendenza: oggi è visibile nella bella sala quindicesima dove si possono apprezzare i suoi toni vivaci, specie i rossi, che rendono questo lavoro tra i meglio conservati di quello che fu uno dei pittori più affermati nella Milano del Cinquecento, all’epoca del dominio francese e di Francesco II Sforza. «Brera mai vista» è un’occasione unica per gli studiosi che operano in pinacoteca: talvolta può capitare che il restauro porti alla luce nuovi particolari, come nel caso della delicata «Madonna con il bambino» dell’Orioli, sino a poco tempo fa attribuita a un altro pittore senese, come ha spiegato il critico Alessandro Angelini nel catalogo di prossima pubblicazione per Electa. Il successivo appuntamento di «Brera mai vista», a febbraio del 2007, sarà con un quadro di Giovanni Contarini, un pittore veneziano degli inizi del Seicento. La formula sperimentata piace e a ben guardare i dati di affluenza in pinacoteca, si ravvisa un aumento delle presenze negli ultimi anni, con un picco di 211mila biglietti staccati nel 2004 in occasione della fortunata mostra su Fra' Carnevale. I numeri del 2006 sono in linea con quelli dello scorso anno, che ha registrato 203.256 visitatori. Tuttavia, Milano potrebbe adoperarsi di più per avvicinare il grande pubblico a capolavori come il «Cristo Morto» del Mantenga, «La Pietà» del Bellini, il «Miracolo di San Marco» del Tintoretto, la Pala Montefeltro di Piero della Francesca, il «Bacio» di Hayez, lo «Sposalizio della Vergine» di Raffaello, la «Cena di Emmaus» di Caravaggio. E poi le nature morte di Morandi, i quadri di Boccioni, Carrà, De Pisis, Modigliani. Nel 2007 sono 125 anni che la pinacoteca, sorta su un convento trecentesco e poi completata dal Piermarini per accogliere le collezioni utili agli allievi dell'Accademia, si è distaccata da quest’ultima e ha aperto al pubblico le sue sale: si troverà il modo di festeggiare degnamente questo importante compleanno?