Brera, ritornano le bancarelle: vu’ cumprà costretti al trasloco

Fatta la legge, trovato l’inganno. Scacciati da Brera, infatti, gli abusivi non hanno fatto altro che cambiare strategia di marketing. Basta con il fagotto pieno di merce taroccata, ora conservano la mercanzia nelle macchine parcheggiate tra Foro Bonaparte e via Pontaccio e si limitano ad adescare, discretamente, i clienti tra le bancarelle degli artigiani.
È cominciata così la nuova era di Brera: con un trasloco dei vu’cumprà e le stradine piene di milanesi ad ammirare i gazebo di artisti e artigiani.
«Siamo soddisfatti su tutta la linea - ha detto il vicesindaco Riccardo De Corato dopo aver fatto una passeggiata tra gli stand - abbiamo raggiunto il nostro scopo: allontanare i venditori illegali». Obiettivo raggiunto, non c’è dubbio: nel weekend tra via Fiori Chiari, via Madonnina e piazza Formentini, non si è visto alcun lenzuolo pieno di borse e occhiali griffati, solo gazebo bianchi carichi di merce rigorosamente fatta a mano. Ma per i turisti e i milanesi che volevano acquistare una borsa di falso-Fendi nella sostanza poco è cambiato. Se prima bastava scegliere la merce esposta per strada, ora non si deve far altro che seguire uno dei marocchini fino alle loro macchine e selezionare il falso più gradito. Passeggiando capita di sentire: «Vuoi una borsa?». «Fendi? Gucci? Prada?». Questi ritornelli si alternano tra cartomanti e bar, basta seguire tra i vicoli il senegalese di turno e l’affare è fatto.
Ma i commercianti si dicono soddisfatti: «L’anno scorso ci toccava bisticciare perché si mettevano davanti alla vetrina» - racconta Ilaria, responsabile del negozio Armonie Naturali. «Pur pagando la licenza, a volte non riuscivo a lavorare perché i vu’ cumprà occupavano tutto lo spazio», lamenta Georgij Labunin, un giovane pittore che offre ai passanti caricature artistiche. E tra gli affezionati del quartiere, c’è chi già valuta il lato positivo del progetto voluto dal Comune. «Mi auguro che questi banchetti mi facciano guadagnare di più», scherza Alberto che fa le carte in Brera da più di dieci anni. «I nostri clienti finalmente possono stare più tranquilli - dice soddisfatto Filippo del ristorante Nabucco -: prima, c’era davvero troppo rumore». Anche gli ultimi arrivati non nascondono la soddisfazione. «È la prima volta che aderisco ad un’iniziativa del genere - rivela Anna Lodi che nel suo laboratorio di via Pepe fabbrica gioielli con il legno - ma penso che sia un ottimo modo per farsi conoscere». Fare affari non è il loro unico obiettivo, molti artigiani pensano che questo sia soprattutto un prezioso biglietto da visita. Come Luciano Gorlaghetti, che in via Fiori Chiari ha allestito un piccolo laboratorio all’aperto e armato di incudine e martello, forgia oggetti in ferro davanti ai turisti che nonostante il calore delle braci, si fermano ammirati. «Presto arriveranno anche gli artisti di strada» promette De Corato. E se è vero che difficilmente i mimi scacceranno gli abusivi, i milanesi, passeggiando nelle sere afose, ritroveranno una Brera in pieno fermento, come non la vedevano da tempo.