Brescia, precipitano col parapendio Due vittime durante l’esame di volo

L’incidente causato forse da una manovra a rischio chiamata «vite»

da Brescia

Cadere in volo da 150 metri senza controllo. Sono morti così ieri a Brescia Roberto Berselli, 39 anni, di Ghedi, odontotecnico, sposato, una bambina di 3 anni, e Bruno Renato Pelizzari, 44 anni, residente da qualche mese a Villanuova sul Clisi con la moglie e due figli, impiegato in una ditta di Muscoline, sul Garda.
Secondo la versione ufficiale fornita dai carabinieri del Radiomobile di Brescia, all'origine dell'incidente ci sarebbe un errore di manovra, che ha provocato la perdita di controllo del velivolo, precipitato ruotando vorticosamente su se stesso.
Ci sono, evidentemente, alcuni punti da chiarire. Bisognerà, ad esempio, cercare di risalire alle ultime manovre compiute da Pelizzari. Durante l'esame, quando il parapendio era ormai sopra le teste dei compagni di corso, sarebbe giunto, via radio, il comando di effettuare la manovra chiamata «vite» (circostanza però smentita dagli istruttori) e da poco tempo introdotta nel programma d'esame. Tale manovra consiste nel girare su stessi con il parapendio, muovendo un tirante, piegando la vela e facendo così virare il mezzo. Ciò provoca lo sgonfiamento della vela e l'aumento della velocità di caduta. Ora i periti dovranno stabilire se è stata realmente compiuta questa manovra, a che altezza e con quale esatta dinamica.
Da terra l'istruttore avrebbe cercato di suggerire le manovre necessarie per riprendere il controllo del parapendio, e come ultima ed estrema soluzione, l'utilizzo del paracadute d'emergenza, in dotazione su ogni mezzo.
Ma Pelizzari non deve avere avuto la possibilità di aprirlo e per lui e Berselli - un altro esaminando che sul parapendio era passeggero - non c'è stato nulla da fare.