Da Brescia alla strage di Mumbai Presi due terroristi pachistani

Padre e figlio pachistani arrestati ieri all’alba a Brescia sono accusati di favoreggiamento nella strage di Mumbai di un anno fa, l’11 settembre indiano che ha provocato 195 vittime e 300 feriti. I due hanno attivato un conto telefonico su internet utilizzato per le comunicazioni con il commando di terroristi che attaccò il centro della capitale economica indiana scatenando 48 ore di mattanza. Non solo: le informazioni sul coinvolgimento dei due arrestati sono arrivate dall’Fbi, la polizia federale americana, che ha appena smantellato un nuovo piano di attentati da incubo contro siti atomici indiani.
Ieri mattina sono finiti in manette Mohammad Yaqub Janjua, 60 anni, e suo figlio Aamer Yaqub, 31, titolari dell’agenzia di trasferimento di denaro «Madina trading» in corso Garibaldi a Brescia. I due sono stati arrestati nel quartiere della città dove vive una delle comunità pachistane più consistenti d’Europa. Il 25 novembre 2008, un giorno prima dell’attacco di Mumbai, i fiancheggiatori dei terroristi avevano trasferito 229 dollari per attivare un conto telefonico Voip in rete. L’utenza su internet è stata utilizzata dai mandanti e dal commando di Mumbai, composto da una decina di terroristi, per comunicare fra loro. L’operazione è avvenuta a nome di un pachistano, Iqbal Javaid, completamente estraneo al complotto. Non solo: dal Madina trading sono state eseguite fra il 2006 ed il 2008 oltre 300 transazioni di denaro per un totale di 400mila euro, sempre utilizzando nomi fittizi. Il sistema si chiama Hawala e si basa sul rapporto fiduciario, che permette di trasferire denaro da un capo all’altro del mondo rendendo difficile la tracciabilità. L’Hawala è stato utilizzato da Al Qaida per diversi trasferimenti di fondi. Stefano Fonsi, della Digos di Brescia, ha confermato che le prime segnalazioni sul denaro dall’Italia sono arrivate dalle autorità indiane e dagli americani dell’Fbi. Dopo la strage i due Janjua sono scappati in Pakistan facendo perdere le loro tracce. L’Interpol aveva emesso una Red notice, una richiesta urgente di informazioni e arresto, sui due fiancheggiatori dei terroristi che sembravano svaniti nel nulla. Poco tempo fa padre e figlio hanno fatto l’errore di rientrare a Brescia pensando di non essere stati segnalati. Nel contesto della stessa inchiesta gli investigatori hanno arrestato altri due pachistani, mentre un terzo è latitante per associazione a delinquere finalizzata a favorire l’immigrazione clandestina. Dietro compensi tra gli 8mila e i 10mila euro erano in grado di fornire fittizie dichiarazioni di assunzione ad immigrati pachistani, anche tramite italiani compiacenti. Un’altra allarmante similitudine con l’operazione dell’Fbi, che nei giorni scorsi ha fatto scattare lo stato di massima allerta nei siti nucleari indiani per timore di attacchi terroristici. Il 3 ottobre è stato arrestato all’aeroporto di Chicago David Coleman Headley. Suo padre, diplomatico pachistano, aveva sposato un’americana. Haedley, 49 anni, stava andando a Filadelfia per imbarcarsi su un volo diretto in Pakistan.
Dal 2006 al 2009 aveva visitato il Maharastra e il Gujarat durante nove diversi viaggi in India, per dei sopralluoghi. Come copertura faceva finta di essere ebreo e di gestire un’agenzia di immigrazione. Il sospetto è che la finta agenzia servisse a muovere i terroristi nei vari paesi. Come a Brescia dove i fiancheggiatori dei terroristi erano in combutta con i trafficanti di uomini. Headley aveva stretti contatti in Pakistan con il gruppo estremista islamico Harakat ul Jihad al Islami e Lashkar e Taiba accusato di aver pianificato l’attacco di Mumbai. Dopo l’arresto di Headely e di un suo complice «il centro di ricerca atomica Bhabba, insieme a una decina di altri siti, nello stato del Maharastra, e il reattore di Kakrapar, nello stato del Gujarat, sono stati identificati come potenziali obiettivi e posti in stato di elevata allerta» ha confermato una fonte del ministero degli Interni indiano. Fonti di intelligence spiegano che il terrorista «americano» ed i due pachistani di Brescia probabilmente non si conoscevano, ma facevano parte della stessa rete della strage di Mumbai. Un sottile filo collega le operazioni anti terrorismo ad un anno dal massacro, che avrebbero portato ad altri arresti in Pakistan e India. Il sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano, ha spiegato che il blitz di Brescia «conferma gli allarmi degli ultimi tempi relativi al radicamento al Nord di una rete di sostegno logistico al terrorismo». Il ministro Maroni nei giorni scorsi aveva ribadito: «Non solo a Milano ma anche nell’area circostante» sta prendendo piede quello «che ho definito il terrorismo in franchising». Un fenomeno rilevante sia sul lato dell’appoggio logistico alla rete internazionale, che di «raccolta di fondi per kamikaze fai da te».
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