Brescia, studenti in rivolta: «Ridateci il crocefisso in aula»

Questa mattina presidio davanti all’Itis Castelli, dove il preside ha proibito tutti i simboli religiosi

Un «comitato di lotta» fatto da studenti in difesa del crocefisso che il preside ha proibito di esporre sui muri delle aule scolastiche; un sit-in di protesta (in programma questa mattina) per convincere il capo d’istituto a cambiare idea e a rimettere al suo posto «un simbolo di fede, cultura e umanità universalmente riconosciuto».
Accade all’Itis Castelli di Brescia dove, da tre anni, si trascina una guerra di religione che ha dell’incredibile. I primi ad ammetterlo sono gli stessi aderenti al «comitato di lotta»: «Una lunga battaglia che conduciamo dal 2005 nei confronti della presidenza che sistematicamente si rifiuta di ascoltare nostre democratiche richieste».
L'istituto Castelli, dopo la denuncia presentata dall'islamico fondamentalista Adel Smith, è stato privato del crocifisso in ogni aula. All'inizio i ragazzi si confrontarono con il preside Angelo Alioto, ottenendo come risposta la seguente proposta: «Solo se raccoglierete firme nelle classi ed in ognuna di esse la maggioranza sarà d’accordo, il simbolo universale della convivenza civile e della pace sarà reintrodotto».
Ma, alla fine del «referendum», non è stato così. «La maggioranza delle classi - spiegano gli studenti - hanno espresso il loro consenso, ma il preside ha continuato a lasciare il crocefisso fuori dalle aule».
«Durante lo scorso anno scolastico - proseguono gli studenti nella loro cronistoria - ci siamo nuovamente fatti sentire, e per l'ennesima volta il preside ci ha indirizzato verso una nuova raccolta di firme, ma con una novità: se solo uno studente non avesse dato il proprio consenso e si fosse “sentito offeso” alla sola vista del crocefisso, il simbolo non sarebbe stato posto sulla parete di nessuna aula».
Dopo nuovi pacchi di firme (e nessun voto contrario al crocefisso), un altro anno è trascorso senza che nulla cambiasse. E così arriviamo all’attuale anno scolastico. «Abbiamo ricevuto lo stesso trattamento, registrando da parte del preside un’ulteriore “innovativa” condizione: “Dovranno essere consenzienti anche tutti gli insegnanti in quanto la scuola è luogo di lavoro”». Gli studenti si sono appellati alla sentenza del Consiglio di Stato nella quale si afferma che il crocefisso «può restare nelle aule scolastiche non come suppellettile o come oggetto di culto, ma perché è un simbolo idoneo ad esprimere il fondamento dei valori civili e storici della nostra Nazione e della nostra tradizione». La scorsa settimana il preside ha vietato di organizzare manifestazioni di protesta sulla questione-crocefisso, ma gli studenti hanno deciso di passare al contrattacco. «Non piegheremo la testa davanti a chi approfitta del suo ruolo per rifiutare illegittimamente le nostre richieste - sottolineano gli animatori della manifestazione di questa mattina -. Oggi alle 8 saremo davanti all'Itis di via Cantore con un presidio di protesta che potrà anche sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo il tema della difficile convivenza religiosa già tra i banchi di scuola».
In prima fila ci saranno i portavoce del dissenso, Claudio e Graziano, che su Internet hanno già firmano una lettera aperta: «Ci preoccupa il modo in cui vengono minate le nostre radici millenarie, religiose, etiche e sociali».