La Bresso candida i no-Tav E poi s’indigna per le violenze di piazza

PRIMA L’opposizione ha dato finora copertura ai manifestanti e peggiorato la situazione

Il fendente più secco è quello dell’onorevole Agostino Ghiglia, torinese, numero due del Pdl in Piemonte. «La sinistra non sta facendo la sua parte. Mercedes Bresso ha candidato nel proprio listino un esponente dei partiti comunisti e dei movimenti No Tav e sta dando copertura politica a chi manifesta contro l’opera. Bresso e il «kompagno» Vietti (dell’Udc, ndr) sono alleati agli anti-Tav. La parte del loro programma in cui annunciano l’intenzione di favorire la realizzazione dell’opera è solo una clamorosa bugia».
Arriva la campagna elettorale, ritornano le tensioni in Val Susa dove sono in corso i rilievi geologici preparatori per l’alta velocità ferroviaria. Scoppiano nuovi scontri, vengono fermati i furgoncini carichi di giornali e imbrattati i muri con minacce per il quotidiano «La Stampa». Alla fine del 2005 popolazione e forze dell’ordine si fronteggiarono per mesi. Migliaia e migliaia di persone marciarono, bloccarono ferrovie e autostrade. Con la pioggia e la neve paralizzarono la zona del Piemonte che si preparava a ospitare le Olimpiadi invernali. Ai blitz notturni delle forze di polizia i no-Tav replicarono con cariche e assalti. La guerriglia fu sedata dall’intervento del sottosegretario Gianni Letta.
Un sabato pomeriggio i no-Tav scesero fino a Torino colonizzando il parco della Pellerina. Sul palco salirono l’attore Marco Paolini, il premio Nobel Dario Fo, il comico Beppe Grillo, il giornalista Marco Travaglio. E infine il capopopolo, Antonio Ferrentino, sindaco della piccola località di Sant’Antonino e presidente della comunità montana della bassa Val Susa. Da Ds che era, Ferrentino è passato al Pd, consigliere provinciale senza smettere la casacca del contestatore. Uno che ha fatto carriera grazie alle manifestazioni contro i treni del futuro.
Ora a sinistra si scandalizzano. «Abbiamo rispetto per il dissenso legittimo ma non accettiamo che in suo nome si possa arrivare a offendere e minacciare i giornalisti né a compiere atti di violenza e di illegalità», dice Gianfranco Morgando, segretario piemontese del Pd. «Nessuno deve avere interesse ad alzare lo scontro», si legge in una nota di Vincenzo Scudiere, segretario generale della Cgil Piemonte. «Esprimo profonda apprensione per la situazione che si sta venendo a creare in Val Susa», si addolora Gaetano Porcino, deputato dell’Italia dei valori. «È ora che le istituzioni facciano fronte comune per porre fine a questa quotidiana aggressione nei confronti di chi, in Val Susa, sta lavorando alla realizzazione di un’opera voluta dalla maggioranza degli italiani e dei piemontesi», si indignano i parlamentari torinesi Stefano Esposito (Pd) e Mimmo Portas (Moderati).
Lacrime di coccodrillo. Chi ha dato copertura fin dall’inizio alle proteste popolari, lasciando che si ingigantissero fino a sfuggire a ogni controllo, è stata la sinistra. Il portavoce storico dei no-Tav è stato Ferrentino. Alle manifestazioni (spesso non autorizzate) i sindaci della zona, quasi tutti di centrosinistra, si presentavano indossando la fascia tricolore. Nelle varie tornate elettorali i voti dei valligiani sono andati tutti da una parte sola, inutile dire quale.
Il governatore (ricandidato) Mercedes Bresso ha applicato una politica cerchiobottista, tra una dichiarazione sì-Tav (senza tagliare mai i ponti) e un occhio a non perdere troppo consenso in quei settori, dove ha guadagnato terreno la sinistra radicale. «Ambiguità da cui la Bresso non ha voluto prendere le distanze, dopo un governo di cinque anni con forze no-Tav in giunta e in maggioranza», ha attaccato il leghista Roberto Cota, candidato del centrodestra.
Gli elettori no-Tav rinnegati a parole vengono recuperati tramite accordi politici. La Bresso ha come capolista l’assessore regionale uscente alla Sanità, Eleonora Artesio, di Rifondazione, apertamente no-Tav. Un altro esponente del movimento di protesta, Vincenzo Chieppa, è stato inserito nel listino del presidente (cioè entrerà automaticamente in consiglio regionale se vincerà la Bresso): Chieppa è segretario piemontese dei comunisti italiani e consigliere regionale. Il suo ingresso nel listino ha fatto infuriare gran parte del Pd piemontese proprio per le sue posizioni ultra-radicali, ma la Bresso non ha sentito ragioni: «L’accordo rafforza le possibilità di vittoria nella battaglia contro la destra», ha chiarito.
Anche il presidente della comunità montana Val Susa, Sandro Plano, è un no-Tav dichiarato: ex sindaco di Susa, ora assessore a Venaus, tessera Pd. A novembre con un colpo di mano ha conquistato una poltrona strategica per immobilizzare i lavori. Il partito l’ha sconfessato ma non sfiduciato e neppure espulso. Un altro consigliere regionale Pd ostile all’alta velocità, Nino Boeti, sarà ricandidato. Così l’isolamento dei no-Tav proclamato a parole è smentito dai fatti.