La Bresso «valdese» fa infuriare i cattolici in Piemonte

da Torino

«Meglio valdese che cattolica». La polemica tra laici e cattolici si arricchisce di un nuovo capitolo, tutto piemontese, e ha come protagonisti il governatore diessino del Piemonte, Mercedes Bresso, e la Curia torinese.
Nei giorni scorsi la Bresso, ex militante radicale, aveva difeso la pillola abortiva Ru486, la cui sperimentazione all’Ospedale S. Anna di Torino era stata sospesa dal ministro della Salute, Francesco Storace, per motivi sanitari. La scelta di campo della Bresso non era stata gradita dai vertici del clero piemontese. Tanto che il settimanale della Diocesi torinese La voce del popolo aveva sintetizzato l’apertura della Bresso alla pillola abortiva con un lapidario titolo su cinque colonne: «La Regione di Pannella».
La Bresso non si è certo sottratta dal replicare all’affermazione del periodico cattolico. In una intervista alla Stampa di venerdì ha dichiarato: «Se mai decidessi di convertirmi, ma lo escludo, non abbraccerei certo la religione cattolica. Diventerei valdese. Loro hanno il senso della differenza tra fede e morale religiosa e il ruolo dello Stato». Come a dire: i cattolici no.
Apriti cielo, è il caso di dire, proprio nei giorni delle confessioni («Sono credente e cattolico») del segretario di partito della Bresso, il torinese Piero Fassino. La stessa maggioranza che sostiene la «zarina» piemontese è rimasta di sale, mentre l’opposizione di centrodestra in Consiglio regionale non si è fatta «pregare» due volte. L’ex governatore azzurro, Enzo Ghigo ha detto: «Questa volta ha passato il segno, con uno stile veramente inadeguato a una rappresentante delle istituzioni».