Breve cronistoria di un’auto assoluzione annunciata

Dalle mezze ammissioni al silenzio e dal silenzio al monologo radiofonico, con spalla compiacente. Ovvero prove pratiche di etica dell’insabbiamento

Tutto comincia con uno scoop del Giornale: alcuni passi de L’ospite inquietante (Feltrinelli) di Umberto Galimberti sembrano fotocopie a passi de Il piacere e il male (Feltrinelli) di Giulia Sissa. Il filosofo, intervistato su queste pagine, ammette, in modo tutto suo, di aver «copiato» Sissa. A suo dire le frasi incriminate erano una vecchia recensione e lui le ha infilate nel libro senza note e virgolette (e questo per un accademico è errore non da poco). Peccato che dopo il «caso Sissa» Alida Cresti abbia deciso di raccontare, sempre al Giornale, che nel 2006 Galimberti clonò il suo Nell’immaginario cromatico (1997) in un articolo di La Repubblica. E in questo caso è intervenuto il tribunale di Roma. Avvenire poi documenta una serie di similitudini tra gli articoli di Salvatore Natoli e quelli pubblicati da Galimberti su La Repubblica. Ancora dimenticanze o cleptomania intellettuale? Il mondo accademico si divide tra chi condanna Galimberti (De Monticelli, Zecchi) e chi lo difende, come Vattimo. Una polemica in cui Galimberti si è tenuto in disparte.
Poi il «filosofo senza virgolette» viene allo scoperto in un contesto inusuale, anche per un presenzialista come lui. Ospite alla trasmissione Musica maestro di Radio 24, la scorsa domenica, è invitato da Armando Torno a chiacchierare di plagio tra compositori. Torno, con contrappunto di brani classici, spiega come Mozart copiasse. Come invece Vivaldi venisse copiato e questo abbia fatto bene alla cultura. L’elogio del «copiare sempre, citare mai». Galimberti si limita a pontificare sul suo caso: la Sissa si accontenti delle scuse; Natoli è un cattivone: voleva screditarlo ma ha fallito perché tutti quelli che contano lo hanno difeso (Vattimo e Severino). Insomma un’autoassoluzione via etere tra note e noterelle. Il caso Cresti non viene neanche citato. Sarà una delle solite dimenticanze (non è facile trovare scuse di fronte a un’ordinanza del giudice). Omesso anche il fatto che Severino abbia dichiarato, proprio al Giornale, che copiare è un vizietto antipatico e che Vattimo non va preso sul serio.
Insomma, in radio la memoria di Galimberti funziona in maniera selettiva, sembra selezionare solo quel che fa comodo. E Torno non ci trova nulla di strano. Così il professore continua per la sua strada. Dopo essersi assolto on air si è poi presentato, lunedì sera, al teatro Dal Verme di Milano, per una lectio magistralis. Una lezione identica a quella che aveva proposto qualche settimana fa allo spazio Ismo. Quasi una fotocopia in cui virgole, esempi e pause restano gli stessi. Ma copiare se stessi non è una colpa. Per usare (virgolettando) le parole dello stesso Galimberti: «Un filosofo è creativo sino ai trent’anni, poi rielabora». E quando gli chiediamo un’intervista, ricordandosi che siamo meno malleabili di Torno (non è difficile), si fa scudo dell’addetta stampa della Fondazione che organizza la serata (a cui collabora anche Radio 24). «Con il Giornale non parla più». In compenso continua ad autografare libri. Anche L’ospite inquietante.