Brian Auger, un vecchio leone tra attualità e suoni vintage

Alexis Korner, John McLaughlin, Sonny Boy Williamson, Herbie Hancock sono alcuni dei nomi cui Brian Auger ha prestato le bizze del suo tempestoso organo. A tempo di blues contrappuntato dal trasporto impetuoso del rhythm’n’blues e dal gusto improvvisativo del jazz, è stato un pioniere degli anni Sessanta inglesi. Da incontenibile animale da palcoscenico non smette la sua attività dal vivo e ha fatto risorgere la sua gloriosa Oblivion Express. Un tempo con lui c’era Julie Driscoll; oggi ci sono i figli Savannah e Karma e il nuovo acquisto Doug Shreeve al basso. Sembrano usciti dalla swinging London ma non giocano ai reduci. Brian è straordinario - citando Jimmy Smith e Booker T.Jones attraverso la sua personale cifra stilistica - nel colorire i suoni con le tinte del funky (il suo classico Straight Ahead), del jazz tornito e vibrante (Freedom Jazz Dance o la rilettura di Butterfly di Hancock), dei feroci giri blues stemperati dal maestoso incedere di ballad come Bumpin’ On Sunset di Wes Montgomery. Savannah ha una cangiante voce soul, Karma è una macchina da ritmo, Brian è colto e popolare quanto basta. Il folto pubblico lo ha applaudito a lungo nelle tre date italiane di Reggio Emilia, Rimini e Milano. Per questo avrebbe potuto risparmiarsi una tediosa Pavane di Faurè.