Briatore: mai fatto affari con Berlusconi

da Roma

Scene di dialogo italiano-ricuccese fra il furbetto più famoso d’Italia e il conduttore di Matrix: «Assistito dalle banche? Ma chi, io? Direttoreee!! anche si se compra ’na casa, lei ce mette solo er chèscòlateral... » (ovvero: non paga tutto il valore dell’immobile, ma «solo» il cash collateral - la quota contante - più il mutuo). Tormentone tipo del ricuccese: «Ahò, nonn’è-ch’odico-io, Ehhh!». E subito dopo, ripetuto a raffica, nella forma più contratta del gergo ricuccese, già bell’è pronta per un imitatore: «Nonnèccodichìo!» «Nonnèccodichìo!». Ovvero: non lo dice solo Stefano Ricucci: ciò che lui afferma è senso comune, ovvio, scontato, certo. Nuovi interessanti vocaboli della «neolingua» ricucciana: «Ce sta’ er Gheirait!» (ovvero il «Gay-right», presumibilmente il gay pride). E poi c’è la zeppola, questo inconfondibile marchio di fabbrica del ricuccese che aggiunge una nota di simpatia all’uomo quando per esempio prorompe indignato: «Ahò, non è che noi facciamo i rafstrellatori!». Non è che fanno i «rastrellatori» di soldi, Ricucci e gli immobiliaristi. E nemmeno fa lo «Fscalatore di banche!», lui. E volete sapere, poi, che pensa di D’Alema? «Un grandissimo fstatista! No’ fstatista proprio!». E chi c’è dietro Ricucci? «Fstefano Ricucci! Fòòlo Fstefano Ricucci!». E lui, Ricucci, ha una sola etica, la sua, «che poi però sarebbe quella dell’imprenditore!». Quando deve giurare su una cosa, per esempio, quando un altro direbbe più banalmente «ci sono le prove», lui guarda Enrico Mentana, sgrana il suo sorriso, allarga gli occhi a palla e fa: «Oòòòòh, Nonnèchodichìo....! Ce so’ i mutii, i ròggiti che parlano!». Perché «il rogito» e il «mutuo», per il giovane immobiliarista più famoso d’Italia, sono chiaramente il primo punto del contratto sociale dell’età moderna, il fondamento stesso della civiltà.
Ecco, tutto questo per dire che a parte il gossip romantico su Anna Falchi («Dopo due anni di attacchi non ha sopportato lo stillicidio... Adesso la devo ricominciare a fà la corte a mia moglie»). Che a parte i retroscena sulle scalate, a parte i ruggiti di orgoglio sul considerevole patrimonio immobiliare che gli resta («Seicent’ottanta milioni di euro! Ehhhhh...») i primi novanta minuti di Stefano Ricucci in tv, ieri notte su Canale 5, resteranno una pagina memorabile della nostra storia catodica.
Perché qualunque cosa farà poi nella sua vita, l’uomo che i telespettatori hanno scoperto a Matrix in tutta la sua volumetrica plasticità, è destinato a diventare molto di più un ex odontoiatra («Non di Zagarolo, ma semmai di San Cesareo seppur nat’aròma», ovvero «nato-a-Roma», come precisa lui). Molto più di un ex immobiliarista, di un ex «furbetto», molto più di ex inquisito. Il Ricucci visto ieri, è già una nuova maschera nazionale, uno che lo vedi e ti pare subito familiare, uno che vorresti veder risorgere solo per il piacere di sentirlo ancora, uno che, come dice Mentana discutendo con i giornalisti dopo la puntata: «Si veste nero su blu come nessun altro uomo di finanza avrebbe mai il coraggio di fare.... sembra un personaggio di un film di Verdone, è a metà strada fra Lando Fiorini e Fausto Leali, ma... se lo senti solo 5 minuti capisci che questo qui una marcia in più ce l’ha davvero».
Ci sono poi le sue facce, e quelle bisogna proprio vedersele. L’occhio a palla dico-e-non-dico,fantastico e irriferibile. La bocca chiusa Nun dico nulla Ahò! E poi Ricucci è spesso assertivo, sospira, fa su e giù con il capo, Ehhhhh.... All’inizio quando Mentana chiede della Falchi è emozionato, poi, quando si passa agli affari si fa sicuro, tira un spracciglio giù e uno su com un attore bogartiano e si fortifica con il suo tormentone: «Vojodire....Vojodire...». Vuole dire. L’uomo è capace di passare dal tono lieve al registro più serio e di perforare lo schermo con uno sguardo. Mentana: «Questa è la sua verità...». E lui, categorico: «Noooòh, Mentana! Questa è la ve-ri-tà». Chiaro? Ricucci poi è orgoglioso: «Orgoglioso di essersi diplomato al Giorgìstman de Roma» (ovvero il famoso istituto di odontoiatria «George Eastman»). A tratti è minimale: «È ricco?». Sorriso: «Abbaftànza...». E poi un sorriso senza parole. A tratti si fa quasi epico: «Direttore, la finanza è un mondo crudele fatto di soldi. La politica, in questo mondo è... un condimento, un contorno del piatto».
Chi avesse cercati rivelazioni, ieri, sarà rimasto deluso. Fazio? «L’ho visto una sola volta, nel giugno del 2005... Nel 2003, quando lo incontrai... È stato un atto di defeeeh...» (deferenza, forse). Mentana: «Ma non l’aveva visto una sola volta?». E Ricucci, col sospiro: «Ehhhh, quella era un’altra volta»: Fantastico. E D’Alema? «A me D’Alema piace molto, è un ottimo politico, uno dei pochi che ha spessore, ha una storia personale: nasce politico, è un grande ftatista!». E Berlusconi? «Per me non è un politico. Io nel 2001 ho votato Ds. Chiesi al mio amico Comincioli di presentarmelo. L’ho incontrato una sola volta, nel giugno del 2005 all’inaugurazione dell’auditorium di Confcommercio. Eravamo circa 20 persone, andammo nella foresteria al’ultimo piano. Parlammo, e il presidente, che tutti sanno che è spiritoso, fece una battuta: “A noi due ci invidiano perché ci piacciono le belle donne”. È nato imprenditore e morirà imprenditore».
Quanto ai legami con il braccio destro di Romano Prodi, Angelo Rovati, minimizza: «Me l’ha presentato Claudio Costamagna». E la famosa telefonata con il premier? «È durata tre minu... macché, trenta secondi! Rovati mi chiamò per farmi gli auguri per il matrimonio e mi passò Prodi. In effetti, io gli avevo chiesto se era possibile incontrarlo». C’è da credergli a Ricucci quando esclama categorico: La finanza con me ha chiuso»?. Mentana: «Ci mette un mattone sopra?». Lui: «Sì, un mattone sopra». Chissà. Dice che una cosa non la rifarebbe mai: «Ho fatto tanti errori Comprare azioni dell’Rcs. È stato il mio grande errore». Forse, però, l’unica vera bugia la dice alla fine. «Chiedo una sola cosa! Dimenticatemi». Dimenticarlo dopo ieri? Impossibile: ma, sia chiaro, Nonnèccodichìo.