Briatore scende in pista nel suo Billionaire «Il lusso non è reato»

Mega festa contro la tassa voluta da Soru. Con il manager si schierano molti vip: «Faccio più io per la Sardegna del governatore»

Cristiano Gatti

nostro inviato a Porto Cervo

Comunque lo si giudichi, non si può negare a Flavio Briatore un pregio: nella nazione dove furoreggia lo stile «forte coi deboli e debole coi forti», il bell'uomo del bel mondo sceglie sempre avversari temibilissimi: sulle piste della Formula Uno niente meno che la Ferrari, sulle piste da ballo niente meno che Soru, cioè il governatore sardo già mitizzato per la sua battaglia a facile tasso di popolarità, meglio nota come «tassa sul lusso».
Solo per chi si fosse perso qualche puntata: il presidente della Regione impone un pedaggio a chi ormeggia occasionalmente nei porti sardi la propria barca sopra i quattordici metri, per una tariffa che varia da mille a quindicimila euro. Quanto a Briatore, è un toro furente: si è dato come scopo di questa sua nuova età post-operatoria, indirizzata dal delicato intervento chirurgico verso inedite consapevolezze ideali, la guerra all'iniquo balzello. Prima ha comprato qualche pagina di giornale per gridare pubblicamente il suo sdegno, poi gli effetti speciali: il tradizionale Gran Galà d'agosto, che organizza ogni anno nel suo leggendario locale «Billionaire», resettato in una mondanissima occasione di rivolta patinata.
Mentre l'Italia delle stanche città comincia a coricarsi, sulla collina di Porto Cervo si apre la stagione di lotta. Data la cornice, date le forze in campo, il raduno è rigorosamente notturno. Notte magica, notte sfavillante di torce tremolanti e di décolleté generosissimi (pure troppo). Alla prima riunione del Collettivo Vip si presentano molti briatores storici. Immancabile persino il Lucci delle Iene, rigorosamente nelle parti della vittima picchiata (ormai, istituzionale e prevedibile come la vecchia Dc). Apre alle 21,30 il sindaco di Arzachena Pasquale Ragnedda e si prosegue con gli arrivi sin quasi a mezzanotte, passando per l'agente di tutti Lele Mora, Valeria Marini, l'ex miss Italia Arianna David, Giacomo Agostini, il principe Giovannelli, Stefano Bettarini in Ventura. Ma soprattutto lei, l'amica di sempre, l'immancabile SuperSimo. Parole incantate: «Flavio è un genio della finanza, tutto il mondo ce lo invidia. Sono qui per aiutarlo in questa battaglia. È difficile in Italia avere coraggio: lui ha coraggio. La Sardegna ha bisogno di essere rilanciata...». Come? «Per esempio, evitando tasse inique. Qui non è una questione di ricchi e poveri: tutti guadagnano con fatica e onestà. Con queste nuove tasse gli americani sono scappati, le barche scappano, tutti scappano...».
Al chiaro di luna, è il controcanto ideale per l'assolo che poco più in là concede in prima persona il re della serata, al fianco dell'amata (e neo-silurata Rai) Elisabetta Gregoraci. Briatore parte scaldando le gomme, giusto un warm-up di studio: «Ragazzi, io ho espresso un'opinione. Non voglio fare polemiche. Dico solo che il lusso non è un reato: dà lavoro e benessere a tutti. Trovo sbagliato accogliere ospiti che vengono in visita imponendo una nuova tassa. Soru dice che non c'è ripercussione? Se è un politico trasparente, a fine anno ci darà dati ufficiali. Ci dirà quanto ha incassato con questa tassa. Io, per il momento, mi baso su quello che sento: il tassista mi parla di un calo del trenta per cento, io al Billionaire uguale, i ristoranti uguale. Una tassa di due o tre euro per tutti si pagherebbe volentieri. Ma così, no. Non si trovano neppure i moduli, io manco l'ho pagata...».
Sin qui la parte ideologica della battaglia. Ma basta accennare alla prima replica di Soru - «Briatore ha pagato quelle pagine per farsi pubblicità» - perché la lotta diventi dura e senza paura. «Allora non ha capito niente. Io non ho bisogno di pubblicità. Lui, se esce dalla Sardegna, nessuno sa chi sia. È irriconoscibile. Io sono molto più famoso di lui. Dice anche che il Billionaire lascia alla Sardegna solo bottiglie di champagne vuote. Sappia che questa è un'azienda, che dà lavoro a diversa gente. Io non ho case e terreni, tengo al paesaggio della Sardegna quanto e più di lui...».
La festa può cominciare. Già all'aperitivo, volano aggettivi per niente diplomatici: tassa demagogica, demenziale, carogna. C'è chi sorride compiaciuto all'idea di un P.B., Partito Briatore. Cose così, discorsi che da giorni infiammano quest'isola bellissima. Il problema è chiarire una volta per tutte se il lusso sia una risorsa o una colpa. Se per la Sardegna sia una fortuna oppure un fastidio. Finora - persino Soru dovrebbe ammetterlo - così d'impicccio non si è poi rivelato, visto come la bella vita della bella gente funzioni benissimo da richiamo-spottone per i luoghi smeraldi. Giù in piazzetta il rito ormai antico continua immancabilmente a rinnovarsi: ancora oggi le famiglie del ceto medio fotografano entusiaste i piccolini seduti sul muretto, dai, un po' più in là, così entra anche la barca di Elton John. È vero, le stesse famiglie non si azzardano a sedersi tra i tavolini del bar: temendo il peggio, si limitano a fotografare anche qui, per la raccolta invernale dal titolo «così bevono i ricchi». Questa Sardegna come grande set fotografico, come parco-giochi del sogno e della fantasia, questa Sardegna del guardare ma non toccare, del vorrei ma non posso, è a tutti gli effetti un prodotto Doc, come il tartufo d'Alba o la burrata del Tavoliere. Il pellegrinaggio al cospetto del lusso inarrivabile è rito e mito, nel bene e nel male, con tutto quello che di moralistico ci si può aggiungere. Ma resta innegabile che la Sardegna, in quanto spaventosa macchina da soldi, sia partita da qui e così. Dice Briatore: può, tutto questo, diventare improvvisamente un delitto da espiare?
Mentre i devoti seguaci salutano ballando il nuovo giorno, il leader maximo della rivoluzione nottambula chiude con un fosco presagio: «Ho un timore: se il signor Soru gestisce questa terra come ha gestito Tiscali, sappiamo già come andrà a finire...».