La Bridgewater: «Io, mezzosoprano vorrei incidere la Carmen di Bizet»

La cantante pronta a registrare un cd per Emarcy: «Ma il mio rimpianto è il disco mai fatto con Miles Davis»

Franco Fayenz

da Fano (Pesaro)

Denise Garrett Bridgewater, Dee Dee per la musica, non è tanto diversa da quando venne in Italia, giovanissima e stupenda, per cantare con l’orchestra di Thad Jones-Mel Lewis. Non ci crede ma le piace sentirselo dire. Ha buona memoria: «Era il 1973, durante la prima edizione di Umbria Jazz. Sono trascorsi 33 anni... Meglio non pensarci».
Parliamo d’altro, dunque. Lei è nata con il jazz di suo padre trombettista e ha cantato «vero jazz» per molto tempo. Lo sa che i puristi non le perdonano di essere andata al Festival di Sanremo?
«Ci sono stata quattro volte, due per la competizione e due come invitata. Gli anni? Il 1989 con Ray Charles, il 1990 con i Pooh quando ho vinto il festival con loro, poi il 1993 e il 1994. L’atmosfera di quella sagra mi piaceva: una bella canzone è una bella canzone, no? Sanremo mi ha dato una forte esposizione in tv e ha favorito in modo decisivo la mia carriera».
Lei ha la voce di un mezzosoprano. Ha mai pensato di tentare il versante classico?
«Sì, ho interpretato Carmen di Bizet, compatibile con il mezzosoprano, ma non si possono fare troppe cose. Ho tanti concerti, tanti impegni e vivo tra la Francia e gli Stati Uniti. Mi stanco molto, non ho vent’anni».
Però potrebbe perlomeno incidere un cd con i brani principali della Carmen...
«È una buona idea, la metterò in agenda. Sarà il modo giusto per rendere omaggio a uno dei miei idoli, Maria Callas».
Fra i suoi progetti già compiuti hanno avuto successo Love and Peace in onore di Horace Silver, This is New per Kurt Weill, Dear Ella in ricordo di Ella Fitzgerald. Che cosa ci dice di quello attuale, J’ai deux amours?
«È un tributo che dovevo alla Francia, diventata per me una seconda patria, attraverso le sue canzoni meravigliose. Le canto a modo mio, improvvisando fino a farle diventare una cosa diversa, così dicono. Anche questo è un modo di fare jazz. Nel prossimo inverno inciderò un cd per Emarcy, ma con un altro gruppo e un altro progetto».
È sempre Billie Holiday la sua cantante jazz preferita?
«No, i tre anni in cui ho interpretato il musical ispirato alla sua vita mi hanno portato alla saturazione. Fra il pubblico molti credevano addirittura che Billie fossi io. Mi sono convertita a Betty Carter. E fra gli strumentisti adoro il pianista Brad Mehldau. Mi fa impazzire il solo pensiero del suono».
Nella sua vita artistica c’è un grande sogno non realizzato. Lei avrebbe voluto cantare con Miles Davis.
«Sì, e mi è andata male. Una sera del luglio 1991 il mio gruppo suonava sulla Costa Azzurra prima del suo. Alla fine Miles mi venne vicino e disse: “Allora, Dee Dee, quando lo facciamo this fucking record (questo disco fottuto)?”. Ma due mesi dopo Miles moriva. C’est la vie».