La brigata antibrigatista del Pci

Alla fine degli anni ’70 il Pci disponeva d’una struttura paramilitare il cui obbiettivo era la lotta al terrorismo? Pare che la risposta sia sì. La rivelazione - perché così si può qualificarla - è di grande interesse perché viene da una fonte di grande credibilità: viene cioè da Sabina Rossa, figlia di Guido Rossa, operaio comunista ucciso a Genova, il 24 gennaio 1979, da un militante delle Brigate rosse, anche lui operaio, Vincenzo Gagliardo. Sabina ha scritto, insieme a Giovanni Fasanella, il libro Guido Rossa, mio padre: e a sostegno della sua tesi porta testimonianze ed avalli importanti. Il generale Nicola Bozzo, stretto collaboratore di Carlo Alberto Dalla Chiesa, conferma i contatti e gli accordi tra questa struttura segreta del Pci e il condottiero della lotta al terrorismo. Alberto Franceschini, uno dei fondatori delle Br, conviene sul fatto che l’alleanza tra l’intelligence dello Stato e l’intelligence del più forte partito comunista dell’Occidente segnò la fine del fenomeno brigatista, o almeno della sua incidenza paurosa sulla vita italiana.
Durante una presentazione di Guido Rossa, mio padre Bianca Berlinguer, figlia del segretario comunista, ha negato che l’organizzazione parallela antiterroristica del Pci esistesse. Smentita, Bianca Berlinguer, sia da Sabina Rossa sia da Lovrano Bisso, all’epoca segretario del Pci in Liguria. S’è sempre saputo che il movente dell’assassinio di Guido Rossa fu la sua opposizione al terrorismo. Ora sappiamo forse qualcosa di più: sappiamo che fu eliminato perché partecipava attivamente all’azione di contrasto dei carabinieri. Agli occhi dei brigatisti un delatore e un traditore.
L’episodio Rossa s’inserisce nella storia degli anni di piombo, e s’inserisce in particolare nel percorso tortuoso del Pci, che con le strutture parallele aveva lunga dimestichezza. Sappiamo che nel Dna d’un partito accentratore, gerarchico e autoritario quale era il Pci lo spontaneismo ribellistico non godeva di molto favore. Ciò non significa che il partito di Togliatti fosse alieno alla violenza sanguinaria più o meno orchestrata - ricordiamo tutti le mattanze post Liberazione - né che, nella sua articolata azione, rifiutasse collegamenti con gli eversori incontrollabili e ammiccamenti alle frange dei pistoleros della P 38. Sotto il mantello ambiguo del Migliore il partito inglobava il Secchia dell’esercito clandestino e il dottrinario Umberto Terracini, lo spietato Francesco Moranino e il duro ma generoso Giuseppe Di Vittorio.
C’era il Pci parlamentare e dialogante, ma c’era anche la Gladio rossa, in vista di futuri giorni X o Y. Rimaneva, fortissima nei militanti ma molto sentita anche nella dirigenza, l’avversione alle forze dell’ordine viste come emanazioni del potere repressivo reazionario e borghese, e una tolleranza o indulgenza fortissime per gli «antagonisti» della sommossa di piazza o del colpo alla nuca. Dal Pci - che aveva in scia i socialisti alla Aniasi - erano promossi i cortei in cui, mentre incombevano i giorni cupi del terrorismo, veniva chiesto a gran voce il disarmo della polizia.
Il doppio gioco comunista, le oscillazioni tra la legge e il disordine, sono finiti con il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro. Mentre il leader democristiano era prigioniero Enrico Berlinguer adottò, insieme alla dirigenza Dc, la linea della fermezza, nessun cedimento ai terroristi. (Personalmente sono persuaso che, per la dignità dello Stato, fosse l’unica linea decorosa). Il Pci si convertì al rigore, e come era nella sua tradizione lo fece con efficienza, senza che il giro di valzer avesse effetti traumatici (nell’universo comunista non ne ebbe, pensate, nemmeno il patto Ribbentrop-Molotov). È ipotizzabile - e secondo le testimonianze citate certo - che dopo la Gladio rossa numero uno, in chiave potenzialmente insurrezionale, vi sia stata la Gladio rossa numero due, con ipotesi di tessitura e denuncia antiterroristica. Guido Rossa suggellò con il sangue di un innocente la svolta già determinata dal sangue di un altro innocente, Aldo Moro. Le novità attuali confermano la capacità d’adattamento e di mobilitazione interna del Pci, partito pronto ad ogni evenienza, purché dall’alto venisse l’ordine, o un suggerimento che equivaleva a un ordine.