Brignole-Arenzano in due ore

Cronaca di un giorno qualunque su un treno qualunque in partenza dalla stazione Brignole di Genova. Succede così tutti i giorni, ma nel caso specifico parliamo di lunedì sera al binario 2 dove è appena arrivato, con dieci minuti di ritardo, il treno regionale che alle 18,15 dovrà partire per Savona. Nel giro di pochi minuti le carrozze si riempono. È l’ora di punta per il rientro, quindi è normale che centinaia di passeggeri si affrettino per non perderlo. Ma il tempo passa e il treno non si muove. Alle 18,30 qualcuno comincia a chiedersi che cosa sia successo. Se ci fosse qualcosa, pensano i più ottimisti, dovrebbero comunicarlo attraverso gli altoparlanti del treno. Perché nessuno dice niente? Alle 18,40 numerosi passeggeri sono già imbufaliti. Tutti si sentono trattati come nullità, come se il rispetto dell’orario fosse una specie di optional. E nessun ferroviere prende l’iniziativa di fare un annuncio. Anche gli altoparlanti della stazione tacciono. Semplicemente nessuno si degna di dire una parola su quanto sta avvenendo. Improvvisamente, tra le proteste ormai vistose della gente sul convoglio, una signora, collegata al sito Internet di Trenitalia, legge sul suo cellulare che quel treno è stato cancellato e ne dà l’annuncio ai compagni di ritardo. È un fuggi fuggi. Qualcuno, non fidandosi, resta seduto. Ma non per molto. Infatti dal nulla si materializza un controllore che con modi bruschi, quasi scocciati, intima ai superstiti che quel treno è stato cancellato e quindi loro devono «alzare i tacchi». Tutti, a quel punto, si precipitano di sotto dove c’è il cartellone degli orari. Un altro treno sta per partire in direzione Savona alle 18,51 dal binario 3. Avanti, allora, di corsa per non perdere almeno quello. Ma è già tardi per trovare un posto. Ormai in un solo treno ci sono i passeggeri di due, per cui buona parte resta in piedi ad aspettare. Già, aspettare. Ma che cosa? Le 18,51 passano. Si fanno le 19 e il treno non parte. Un giovane, esasperato dalla lunga attesa e dal silenzio sistematico dei ferrovieri, ad un certo punto non ne può più. E con tutto il fiato che ha in corpo comincia a urlare: «Siete vergognosi...vergognatevi...». E tra un’imprecazione e l’altra infioretta anche qualche bestemmia.
Ma nessuno risponde. E di controllori non se ne vede neanche l’ombra: sarebbe troppo rischioso per loro. Solo alle 19,11, finalmente, un macchinista sale alla chetichella sulla motrice, si chiude dentro e avvia il motore. Il treno si muove, ma piano piano. La prima tappa è Principe. Quello che dovrebbe essere un percorso di 8 minuti, diventa di 15. E anche qui si ferma per un pezzo. Poi, alla fine, riparte. La stazione di Sampierdarena, seconda tappa, si raggiunge dopo mezz’ora di viaggio. E gli altoparlanti, sempre quelli che di solito annunciano eventuali ritardi, restano misteriosamente silenti. Comunque, una volta presa la rincorsa, il treno prosegue normalmente. Finalmente arriva Arenzano, la mia stazione d’arrivo. Scendendo guardo l’orologio: sono le 20,12. Ero arrivato in stazione alle 18,05 e dovevo partire alle 18,15: ho impiegato due ore per fare quei 30 chilometri di strada ferrata. Aveva ragione quel giovane: vergognatevi!