Briguglio, neoleader per caso che ha passato l’estate nei tg

Una video-chat, un blog, un post, un tag. E un’intervista. Foss’anche solo per rispondere ad un sondaggio sulla differenza di cravatte tra Berlusconi e Fini. L’insostenibile leggerezza dell’essere Carmelo Briguglio, anni 54, da Furci Siculo, si consuma, così, ogni giorno, in questa sua magica estate. Sempre e solo pedalando, in diretta o in differita, sulla bicicletta del gerundio: parlando, sparlando, commentando, sentenziando, dichiarando. Un arduo compito che, in verità, si è caricato sulle spalle solo da qualche tempo. Da quando si occupa del suo Futuro. E della sua Libertà.
Da quando si preoccupa per il Gran Ciambellano, Gianfry. Che lo delega (assieme a Italo Bocchino, questo si sa) a parlare in sua vece, a dettare la linea, a tracciare la rotta, a scandagliare il fondo per seminare poi le mine giuste al posto giusto. Cioè solo e sempre sotto la poltrona del Cavaliere. Eppure, in un tempo nemmeno troppo lontano, era tutta un’altra vita quella di Carmelo Briguglio. Vuoi mettere i vantaggi dell’anonimato di ieri, invece dei riflettori di oggi? Il tran tran di provincia, sotto l’ombrellone di una regione assolata e danarosa come la sua Sicilia, invece dei proclami, dai corridoi romani, per guidare il manipolo degli inossidabili finiani, che poi proprio così entusiasti delle sue esternazioni e indicazioni non paiono? E i viaggi all’estero per vacanza o dovere d’ufficio, invece delle sue soporifere quanto assidue frequentazioni alla «Linea notte» del Tg3? Chissà come, reminiscenza del passato, è venuta fuori, lapsus calami, la parola viaggi a proposito dell’ex misconosciuto Briguglio. Forse perché, nel 2004, il Briguglio ignotus, per la verità assieme all’amico e collega Fabio Granata e ad un’altra ventina di deputati regionali, venne bacchettato sulle dita dai giudici della Corte dei conti. Che, ficcanaso come al solito, avevano scoperto, facendo il loro mestiere, cioè quattro conti, che quei signori usavano la carta di credito dell’Assemblea regionale siciliana per pagare i voli di amici e parenti. Briguglio di biglietti ne aveva acquistati 42, per un totale di 11.527 euro. Quasi come un tour operator. Ma ogni tanto si sa bisogna evadere dalla monotonia di una vita da politico militante.
Giornalista professionista, Briguglio alla fine degli Anni ’80 è già vicesindaco del suo paese, Furci Siculo con il Msi, in una curiosa giunta sinistra-destra. Nel 1991 è assunto al quotidiano Roma. Nel 1994 viene eletto deputato all’Assemblea regionale siciliana ma poi si lancia nell’agone nazionale e nel 2001, alle Politiche viene eletto deputato nelle liste di An e poi riconfermato nel 2006. Molto vicino alla posizioni della Destra sociale di Storace, tra i molteplici incarichi che ricopre, una volta approdato in Parlamento, c’è anche quello di componente la Commissione Attività Produttive e Turismo della Camera. Ma non in qualità di tour operator, intendiamoci.
Nel 2008, già poco dopo la sua rielezione nelle liste del Pdl gli scatta, irresistibile, l’attrazione per Fini che lo porta, prima assieme a Italo Bocchino, a fondare Generazione Italia, e poi giusto un mese fa, il 29 luglio, dopo il deferimento ai probiviri, a separarsi dal Pdl e a lanciarsi nell’affascinante avventura di Futuro e Libertà per l’Italia. Turismo e formazione comunque sono sempre stati la sua passione. Altrimenti perché mai avrebbe faticato per fondare il Cufti, il Consorzio universitario per la formazione turistica, ente che riceve dalla Regione Sicilia centinaia di migliaia di euro (1,7 milioni nel 2008). Un bell’impegno. Anche per sua moglie, Fina Maltese, che di questo benedetto Cufti è direttrice.
Tipo tremendamente sospettoso di tutto e di tutti, specialmente da quando è al Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza, sente sempre puzza di guai e ha un po’ la mania dei complotti. Si gira e si rigira in continuazione perché pensa di essere seguito ma poi si tranquillizza quando vede che chi lo segue ha una telecamera o un microfono in mano. Perché davanti ad un microfono o ad una telecamera può finalmente dire la sua. Persino permettersi di chiedere conto al premier della sua villa di Arcore, ma glissare sull'appartamento del cognato di Gianfry a Montecarlo. Perché lui è un garantista. Che si garantisce da solo. Era il 1997 quando, appena sedutosi sul potentissimo scranno di assessore regionale al Lavoro sentì fischiare le orecchie. Era un avviso di garanzia per truffa e falso finanziamenti europei destinati ai corsi di formazione. Arrivarono anche il rinvio a giudizio e l'avvio del processo. Ma tutto, stia tranquillo che lo scriviamo, finì, dopo mille rimpalli di giudici, nel 2006 a Reggio Calabria con un: «Non luogo a procedere». Che sia il nuovo motto di Futuro e Libertà?