Brilla soltanto l’oro nella classifica degli investimenti

da Milano

Un guadagno massimo del 17,57% e una perdita fino al 16,06%. Sono i due estremi in termini di rendimento netto, rispettivamente per chi ha puntato sull'oro e per chi ha investito in azioni giapponesi, riguardo ai quali si è posizionata la performance 2007 del risparmiatore italiano. Un anno meno brillante rispetto alle premesse e che, da luglio in poi, si è rivelato difficile per quasi tutte le tipologie di investitori. Al punto che persino il 2,4% dell'inflazione Istat è divenuto un livello insormontabile per la maggior parte degli strumenti d'investimento. Infatti, a parte l'impiego in oro già citato, per fare meglio dei prezzi al consumo gli italiani nel 2007 hanno dovuto ricorrere ai bot (3,63% il rendimento netto annuale), o ai Ctz (3,59%), o anche ai Cct (3,56%) oppure sottoscrivere i fondi di liquidità area euro (2,74%), i prodotti del risparmio gestito che a loro volta impiegano gli attivi patrimoniali in titoli di Stato europei a breve e brevissimo termine. Anche le azioni dell'area euro (4,91% la loro rivalutazione media annua) sono riuscite a soddisfare gli investitori a differenza della stragrande maggioranza degli altri titoli azionari.
A cominciare dalle azioni italiane che, in base all'indice Mibtel, hanno lasciato sul terreno il 7,81% nel 2007. Un risultato, in controtendenza rispetto a quello della altre principali piazze finanziarie europee da Parigi (1,54%) ad Amsterdam (4,1%), da Madrid (7,32%) a Francoforte (22,28%). Le ragioni di questa divergenza di andamento vanno ricercate, secondo gli esperti finanziari, sia in un tasso di crescita inferiore dei profitti aziendali e sia nella struttura del listino di Piazza Affari che, in misura ancora più rilevante di quanto già non avvenga per le altre Borse del Vecchio Continente, vede un peso esorbitante nei finanziari, il settore più colpito dalle vendite in Borsa dopo la crisi dei mutui subprime Usa. Inoltre il 2007 ha chiuso in modo non troppo brillante nemmeno per Eni, Enel, Generali e Telecom Italia, cioè le altre quattro blue chips per capitalizzazione di Borsa al di fuori del settore finanziario.
Restando in tema di azioni, non è andata meglio a chi ha puntato sui titoli di Borsa americani e nemmeno in quelli del Sol levante. Nel caso delle azioni giapponesi il risultato finale (-16,06%) è la combinazione di un deludente 2007 per l'indice Nikkei 225 di Tokyo (-11,15%, maglia nera tra le Borse principali) e il deprezzamento dello yen rispetto all'euro (-5,54%), mentre per chi ha investito nelle azioni Usa il rialzo dell'indice S&P500 (4,24%) è stato più che azzerato dalla caduta del biglietto verde che, tra gennaio e dicembre, ha visto scendere del 10,36% il suo tasso di cambio sull'euro. Proprio la forza dell'euro sulle principali divise internazionali non ha permesso di sfruttare la diversificazione valutaria di portafoglio: nel 2007, infatti, i titoli di Stato internazionali hanno perso in media lo 0,93%, quelli denominati in dollari il 2,04% e quelli espressi in sterline il 4,01%. In ogni caso non è stato un anno particolarmente brillante per i titoli obbligazionari in generale, nemmeno per quelli in euro. A parte i titoli a breve termine, infatti, le performance sono state inferiori ai due punti percentuali: i titoli governativi dell'area euro si sono apprezzati in media dell'1,51% mentre i Btp hanno fruttato non più dell'1,56%.