«Brindiamo pure, ma bisogna rispettare i limiti»

Gentile redazione genovese del Giornale, quale rappresentante della più grande organizzazione italiana di volontariato per il trattamento ed il controllo dei problemi alcolcorrelati (Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento) non posso fare a meno di notare che nelle «nostre» pagine genovesi del Giornale ormai compare sempre più spesso Gianni Petrelli, cui avete dedicato uno spazio che avete chiamato «Saletta del gusto».
Petrelli ovviamente fa il suo mestiere, che è quello di vendere i suoi vini e liquori e quindi, di indurre la gente a bere.
Purtroppo questo incitamento al bere contrasta con i principi generali di salute pubblica, in quanto l'alcol fa 30.000 morti all'anno in Italia (dati Eurispes) e rappresenta la prima causa di morte fra i giovani dai 15 ai 29 anni (dati O.M.S.).
Se non vi sembra che un morto ogni quarto d'ora in Italia sia un'autentica emergenza, ditemi voi cos'è un'emergenza.
In questo quadro, vorrei invitarvi o a sopprimere questa pubblicità mascherata che avete concesso a Gianni Petrelli (niente di personale, per carità, anzi la persona è simpatica, ed io ero un suo affezionato cliente, prima di «rinsavire»), oppure continuate a dargli spazio, ma mettendo dei limiti ben precisi, ai quali potrei contribuire anch'io, se mi concedeste un uguale spazio, per parlare dei rischi e dei danni legati al consumo di bevande alcoliche.
Il primo limite che mi viene in mente, è che lui può parlare benissimo dei suoi prodotti a livello organolettico, ma deve rispettare le quantità indicate nelle linee guida (per esempio) dell'Istituto Superiore di Sanità (max 40 gr. di alcol puro al giorno per l'uomo, che vuol dire tre bicchieri di vino, e la metà per la donna) o meglio, quelli dell'Oms (max 6 litri di alcol puro all'anno, pari a meno di un bicchiere di vino al giorno).
Portare la sua esperienza personale di un consumo di 4 bicchieri di vino seguiti da altrettanti bicchieri di rum, significa incitare all'alcolismo. Vorrei chiedergli, chi lo ha portato a casa quella sera? Perchè non poteva certo guidare un'auto o una moto, a rischio suo e degli altri.
E il mattino dopo, non aveva per caso un cerchio alla testa? forse era dovuto allo stress causato al suo fegato, che avrà impiegato, secondo un illustre medico, da 8 a 12 ore per metabolizzare tutto quell'alcol, e senza potersi occupare della cena, quella è stata metabolizzata più tardi ancora, forse quando lui era di nuovo a tavola per un altro pasto, perchè il fegato umano, ben sapendo che l'alcol è veleno, si adopera per eliminarlo per prima cosa, dandogli la precedenza su qualunque altro cibo ingerito.
E a proposito di fegato, mi diceva un altro medico, esso non dà sintomi di affaticamento fino a che la sua capacità non si riduce al 20%, poi cede di schianto. Questi sono i rischi che dobbiamo comunicare ai lettori, se si vuole essere corretti.
Cordialmente
Presidente A.I.C.A.T.