Brindisi, arrestati madre e figlio per caporalato

Per le forze dell’ordine trattavano gli immigrati come schiavi. Coinvolta un’altra persona e una donna rumena sfuggita alle manette dei carabinieri

I panni sporchi si lavano in famiglia, si sa, ma non lo sfruttamento di uomini. A Brindisi, madre e figlio, insieme ad una terza persona, sono stati arrestati in base a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Brindisi su richiesta della procura della Repubblica, perché ritenuti responsabili del reato di caporalato. Per madre e figlio sono scattate le manette e per il terzo uomo è stato disposto l’obbligo di dimora.

Secondo fonti di stampa, ci sarebbe anche una quarta persona, una donna di nazionalità rumena, coinvolta nella vicenda, ma è riuscita a fuggire nel suo paese.
Dalle dodici alle sedici ore lavoravano gli immigrati alle dipendenze dei personaggi finiti in carcere, guadagnando trenta euro al giorno. Per lo più si tratta di persone costrette a lavorare nei campi come veri e propri schiavi. Dalle indagini, infatti, è emerso che i tre reclutavano e gestivano i lavoratori minacciandoli e intimidendoli. I lavoratori venivano, inoltre, sorvegliati a vista dai caporali, affinché non scappassero e costretti a vivere in dimore fatiscenti.

Una condizione, quella del caporalato, ancora presente in modo massiccio nelle campagne pugliesi. La strada per combatterlo, sradicando disumane condizioni di lavoro, è purtroppo ancora molto lunga e richiede un’azione di controllo e di contrasto continua ed efficace, come spiega quest’ultima vicenda, anche dal punto di vista sociale e culturale.

Commenti

il corsaro nero

Mar, 12/04/2016 - 15:45

"La strada per combatterlo, sradicando disumane condizioni di lavoro, è purtroppo ancora molto lunga" non credo proprio, basterebbe rispedire a casa gli immigrati e il problema sarebbe risolto al 99%!