Brindisi tra premier e Senatùr «Silvio, guida tu la coalizione»

Scambio di doni col capo del Carroccio. Lo sfogo sul «disfattismo» di Casini. «Sinistra minestra avvelenata»

Adalberto Signore

da Roma

A Gemonio, nella villetta di via Verbano dove vive la famiglia Bossi, Silvio Berlusconi è ormai di casa. Soprattutto da quando il Senatùr, colpito da un violentissimo scompenso cardiaco l’11 marzo del 2004, ha dovuto di molto ridimensionare la sua presenza sulla scena politica. Così, quando la mattina della vigilia di Natale il premier arriva davanti alla casa del leader del Carroccio da una strada secondaria e camminando di buon passo, nessuno si stupisce. Con sé, Berlusconi porta diversi pacchi regalo - per Bossi, ma pure per la moglie Manuela e per i tre figli - tra cui anche una grossa confezione impacchettata con carta rossa.
La riunione - cui partecipano i tre ministri della Lega Calderoli, Castelli e Maroni, il titolare dell’Economia Tremonti, il sottosegretario alle Riforme Brancher e il segretario della Liga Veneta Gobbo - va avanti per circa due ore, tra scambi di auguri e qualche chiacchiera sull’attualità politica. Si parla di Bankitalia, come è ovvio, e del successore di Antonio Fazio. Bossi propende per Vittorio Grilli, che «quando era ragioniere generale dello Stato con la Lega si è sempre comportato bene», ma non pone veti e invita Berlusconi «ad andarne a discutere con Ciampi». Comunque, aggiunge il leader della Lega, «l’errore politico è stato lasciare la palla in mano ai magistrati, la legge sul risparmio andava fatta prima». Si parla pure di amnistia, con il premier che si dice possibilista, perché «il sovraffollamento delle carceri impedisce di garantire ai detenuti determinati standard minimi». Bossi sembra essere d’accordo, ma Castelli ribadisce la sua contrarietà. «La vera risposta al problema - spiega il Guardasigilli - è la costruzione di nuovi istituti di pena. Abbiamo appena lanciato quattro gare d’appalto, mi pare un buon inizio». All’ordine del giorno pure la campagna elettorale ormai alle porte. E Berlusconi, circondato dai colonnelli del Carroccio con i quali si sente ormai di casa, ribadisce il suo ottimismo e ha qualche accenno critico al «disfattismo» di Casini («non nascondiamo che la Cdl è in svantaggio», aveva detto la sera prima a Matrix). Un concetto che il premier ribadisce anche ai giornalisti che stazionano davanti alla villetta del Senatùr. «La sinistra - spiega - è una minestra riscaldata, forse avvelenata». E ancora: se fosse stata al governo in questi anni la situazione «sarebbe stata drammatica», è per questo che «sono certo che vinceremo». «Io non ho detto che non ci sia un’altalena nei sondaggi di 1-2 punti - conclude - ma non credo ci sia alcuna possibilità che la sinistra possa prevalere». D’accordo Bossi, perché - dice al premier durante il brindisi - «la partita è ancora aperta, a patto che sia tu a guidare la coalizione». Ragione, questa, per la quale il leader della Lega ha molto apprezzato la decisione del premier di proporsi per confronti televisivi non solo con Prodi ma anche con gli altri leader dell’Unione («così sarà chiaro chi è il leader della Cdl»).
Ma la vigilia di Natale a Gemonio non è fatta solo di politica («abbiamo parlato anche della vita e di che cosa c’è dopo la vita», spiegherà il premier). Si scartano regali (tra quelli di Maroni il primo cd della sua band, Il Distetto 51), si brinda e si chiacchiera in amicizia. Berlusconi ha le consuete parole di affetto per il Senatùr e lo esorta a continuare la riabilitazione perché «si vede che stai molto meglio». «Bossi sta benissimo e - dirà il premier prima di lasciare Gemonio - ha una splendida famiglia che lo riporterà in piena efficienza in tempi non lontani».