Britney Spears, la vita come un reality show

Il giudice le ha vietato di tenere con sé i figli e deve fare il test antidroga ogni tre giorni. I critici elogiano il suo ultimo disco

Londra - E chissà poi come bisogna prenderla. Il rottame di donna che in due anni ha dato alla luce due figli, poi ha divorziato e il giudice glieli ha tolti in un amen. Oppure la stella del pop che ha appena pubblicato il cd Blackout, che qui la Bbc ha già definito «un capolavoro» e le (generose) recensioni di mezzo mondo hanno premiato come nessuno si aspettava. Comunque sia, Britney Spears (ventisei anni tra un mese) è la diva di nuova generazione, sveglia e disperata finché vuoi, divisa tra una forma ibrida e furbetta di dance pop e una sovraesposizione che neppure Madonna ai bei tempi.

Moderna come si deve, non si è lasciata sfuggire nulla. Il gossip pecoreccio? Eccolo. Proprio ieri è stata di nuovo fotografata senza mutandine, beccata all’improvviso mentre scendeva dall’auto, e le immagini hanno già intasato tutti i siti e i blog piacioni. La provocazione? Ci mancherebbe. Nel libretto del cd ci sono due foto di lei vestita come al Moulin Rouge e seduta sulle ginocchia di un prete ovviamente bello come un surfista. Per non farsi mancare nulla, i due sono addirittura in un confessionale. Un capolavoro (in quale senso decidete voi). E via elencando.

Insomma, da quella sorta di reality show che oggi è la vita di Britney Spears esce la figura straziata di una divetta allo sbando, diventata donna senza mai esser stata ragazza. A dodici anni - lei che è nata in un paesello del Mississippi - era già nel cast di uno show della Disney Channel e a diciassette si è presentata in testa alle classifiche con Baby one more time, canzoncine così ben studiate da diventare l’elisir di eterna irresponsabilità per i baby boomers cresciuti a pane e web. Britney Spears è come il Grande Fratello: nessuno, o quasi, ammette di seguirla. Ma poi le classifiche o le cifre dicono il contrario e anche stavolta è accaduto lo stesso. Per carità, a voler essere duri e puri, il suo nuovo brano Gimme more è soltanto un pastone di gemiti e batteria sincopata, con un ricamo di tastiere che più esile non si può. Il video, poi: una lap dance in chiaroscuro, con solita sbrodolata di ammiccamenti, di chiappe, di ombelichi e di tatuaggi da far tornare in mente Colpo Grosso, lo show che aprì la strada alle nudità in tv. Ma se in Australia, Canada e Stati Uniti è il più scaricato su I-Tunes e in Europa è tra i brani più trasmessi dalle radio, allora vuol dire che il fenomeno c’è, è impetuoso, resiste ai nubifragi della cronaca. E forse sta per diventare il primo caso di «esagerazionismo».

Spieghiamoci: mai prima d’ora c’era stata la débâcle così netta della persona e un trionfo così incontestabile dell’artista (artista?). Veltronianamente parlando, Britney Spears è «maanchista». È da condannare come donna e come madre, così inadeguata, preda delle droghe, incapace di disintossicarsi dalla cocaina e dall’incontenibile voglia di apparire a tutte le feste, a tutti i ricevimenti, a tutti gli incontri dove ci sia almeno una telecamera. Maè anche una delle artiste donna più popolari di sempre, al fianco di Celine Dion, Mariah Carey e, naturalmente, Madonna. Il giudice le ha appena vietato di tenere con sé i due figli: può incontrarli solo tre volte alla settimana, mai da sola e deve sottoporsi al test antidroga due volte ogni sette giorni (la decisione definitiva sui bambini sarà a gennaio). Ma il New York Times, cioè quanto di più distante da lei ci possa essere in edicola, registra con enfasi che le radio americane sono intasate dalle richieste di ragazzi che prima parlano male di Britney e poi chiedono di ascoltare il suo pezzo. Il gioco perverso della fama nuovo modello. E se proprio bisogna parlare di questo prototipo di popstar, la direzione è una sola: Britney Spears raccoglie il peggio e il meglio del pop, ma mai come oggi è un modello. Aiuto.