Britt: «Il mio ruolo migliore? La Bond girl»

La Ekland, bellissima svedese interprete di «L’uomo dalla pistola d’oro», a Milano per il restauro di tutti i film di 007 apparsi in dvd

da Milano

Nel Diavolo, il diavolo era Alberto Sordi; l'angelo era Britt-Marie Eklund, ventenne, apice del fascino d'una Svezia dove Sordi arrivava pieno di velleità verso le svedesi, avendo letto sulla guida turistica: «Non ti chiederanno chi sei, che cosa fai, da dove vieni... Ti prenderanno per mano e ti porteranno con loro». Dieci anni dopo, nel mondo lei era più famosa di lui, ma col nome - semplificatole dalla Fox - in Britt Ekland. Come tale è entrata, con L'uomo dalla pistola d'oro (1974), fra le «Bond girl»; e si è «Bond girl» a vita, se la Fox l'ha voluta ieri a Milano per presentare il restauro di tutti i film di 007 apparsi in dvd. Sono passati più di trent'anni, ma il tempo sfiora soltanto gli angeli come Britt Ekland. Parla ancora il buon italiano appreso quando, fra noi, era di casa, interpretando Il comandante di Heusch (un capolavoro), Caccia alla volpe di De Sica (un bidone), Il magnifico Bobo di Parrish (idem, questi ultimi due film con Peter Sellers, allora suo marito), Gli intoccabili di Montaldo (bello), I cannibali della Cavani (brutto, ma da vedere per lei, Britt), Nell'anno del Signore di Magni (dove lei ritrovava Sordi).
Signora Ekland, sapeva che Sordi la temeva?
«Si dicono tante cose degli attori, non tutte vere. Vero è che sono insicuri, quindi né generosi, né tranquilli».
Un'eccezione?
«Roger Moore».
Ma restiamo a Sordi. Regista del Diavolo, Polidoro mi disse che Sordi fece tagliare le sue scene per non essere messo in ombra dalla sua bellezza.
«Quando arrivò a Stoccolma, Sordi mi fece un lungo provino, facendomi parlare della Svezia. Poi mi assunse. Pensai d'avere un ruolo importante. Poi vidi il film: un'inquadratura, nessuna battuta!».
Dopo Sordi, Totò. Con lui, lei girò Il comandante di Heusch: stupendo...
«Dice? Mi fa piacere, ma incassò poco, perché lì Totò non faceva ridere».
Com'era Totò?
«Una persona speciale. Dopo aver fatto ridere per tutta la vita, voleva essere riconosciuto come attore drammatico. Peter Sellers, che avrei conosciuto poco dopo, era uguale».
Anche Roma, allora, doveva essere speciale.
«Sì! E poi questo film è stato una pietra miliare per la mia carriera!».
Era grande il cinema italiano di allora: lei ha lavorato, con Montaldo regista e Cassavetes interprete, negli Intoccabili; con Sordi, Tognazzi, Manfredi, Salerno e Hossein nell'...
«... anno del Signore. Ma la mia era una particina. Tognazzi però era straordinario, quanto mi divertiva. E Hossein, Hossein, poi... (celeste nostalgia nello sguardo della Ekland)».
A Milano lei ha girato I cannibali, versione golpista di Antigone...
«... e anche allora ero in questo albergo (Principe di Piemonte)».
Dopo l'Italia, la Gran Bretagna. Due suoi film inglesi, Carter e The Wicker Man sono stati rifatti degli americani...
«In maniera orrenda. Gli americani dovrebbero rifare i loro film, non quelli europei. E viceversa. Ma non succede mai che gli europei rifacciano Hollywood».
Ma lei era negli originali. Come li ricorda?
«Bene, per Carter di Hodges. Di The Wicker Man rammento che il regista, Shaffer, non era il mio ideale. Ho resistito solo grazie all'amicizia di Diane Cilento in Connery».
Nel film lei danzava nuda. E Rod Stewart, che allora le era vicino...
«Ha comprato le copie del film per farlo sparire? No. Magari! Il film non mi è mai piaciuto».
Per alcuni è un classico.
«Sì. A Parigi l'altro giorno ho scoperto che un cinema lo proietta ed è sempre pieno d'intellettuali!».
Un anno dopo il freddo nell'isola scozzese di The Wicker Man, eccola nel caldo dell'isola thailandese di Phuket, come «Bond girl»...
«Giuste le virgolette. Non signorina o signora Bond, non figlia o madre di Bond. Nemmeno donna di Bond: solo ragazza di Bond. Molto significativo... ».
Anche nella versione inglese Roger Moore brinda con lei in italiano. Perché?
«Perché l'inglese non è una lingua romantica. Le dichiarazioni si fanno in italiano o in francese».
Giraste a Hong Kong, Bangkok e Phuket...
«Dove l'unico generatore di corrente era nel bordello. Le inquiline vennero pagate per cedere il posto alla troupe».
Il primo 007 usciva quando Sordi l'assumeva per Il diavolo. Da allora, un solo Diavolo ma altri venti 007.
«Spero che la mia scena in baby doll abbia contribuito al loro successo... La formula vincente degli 007? Sesso & azione».
Pochissime attrici sono interpretate da un'altra attrice. Charlize Theron, Oscar per Monster, in Tu chiamami Peter è stata da Oscar anche nel ruolo di Britt Ekland?
«La Theron è una cara persona, che ho conosciuto a Cannes in occasione della proiezione del film al festival del 2004. È bionda e bella, ma alta e magra, mentre all'epoca del matrimonio con Sellers io ero paffuta. E alta mai».
A parte ciò, il film dice il vero?
«Non per la parte che mi riguarda: mai detto "fuck", mai sedotta davanti a un'orchestra all'Excelsior di Roma, ecc. ».
Quali sono state la sua migliore e la sua peggiore scelta?
«Fra le peggiori, c'è solo l'imbarazzo della scelta. La migliore è stata L'uomo dalla pistola d'oro: avevo letto il libro e mi sono fatta avanti, anche se sapevo che Maud Adams era già stata assunta. Tre mesi dopo mi telefonò il mio agente: la parte di Miss Goodnight era mia».
Morale?
«Dite sempre quel che volete avere».