Brividi al Lido con De Palma Il suo noir aprirà Venezia

Dante Ferretti: «Mi è costato tantissimo lavoro ricostruire una fetta di Los Angeles a Sofia»

Pedro Armocida

da Roma

In un colpo solo la prossima Mostra del Cinema di Venezia riunisce nel suo film d’pertura, annunciato ieri, alcune star e personalità del cinema che ha anche aiutato a scoprire e a lanciare. Così con la proiezione in anteprima mondiale e in concorso di The Black Dahlia di Brian De Palma, la sera del 30 agosto in Sala Grande, ritroveremo il grande regista statunitense che proprio al Lido venne invitato nel 1975 con Le due sorelle. Ma anche le due protagoniste dell’attesissimo noir, Scarlett Johansson e Hilary Swank, sono di casa alla Mostra dove con Lost in Translation si è rivelata la burrosa e sensualissima Johansson (per Woody Allen che l’ha diretta in Match Point e nel nuovo Scoop è «l’unica e autentica star degli ultimi anni»). Mentre le multiformi capacità attoriali di Hilary Swank si sono fatte strada al Lido con Boys don't cry, il film che le valse il primo Oscar.
Ovviamente entusiasti Davide Croff e Marco Müller, presidente e direttore della Mostra, nelle loro dichiarazioni all’unisono in cui si dicono anche contenti di poter ritrovare l’amico Dante Ferretti (lo scorso anno presidente della giuria) «che si conferma, firmando gli ambienti del film, lo scenografo più apprezzato dai maestri di Hollywood». L’artista marchigiano raggiunto telefonicamente a Londra dove sta preparando le scenografie di Believe it or not, il nuovo film di Tim Burton, riceve dal Giornale la notizia dell’anteprima veneziana che lo rende felice: «È un festival - dice - che ha una storia fondamentale alle spalle. Sono contento di poter vedere lì un film che mi è costato tantissimo lavoro e che ho potuto apprezzare solo nei giornalieri e non nella sua interezza. È stato girato in parte a Sofia dove ho ricostruito una fetta notevole di Los Angeles degli anni Quaranta con ben venticinque interni e numerose strade. Ho dovuto ricreare addirittura le palme e tutti gli arredamenti, grazie a sei container giunti dagli Stati Uniti con oggetti d’epoca». E sulla sua prima volta con Brian De Palma ci tiene a sottolineare: «Mi ha lasciato la più assoluta libertà. Oltretutto è molto amico di Scorsese con cui ho lavorato in tantissimi film. In entrambi i casi è un matrimonio che ha funzionato».
The Black Dahlia uscirà in Italia a fine ottobre distribuito da 01 Distribution ed è tratto dall’omonimo romanzo di James Ellroy, autore del più noto L.A. Confidential, ambientato nel 1947, vede protagonisti due poliziotti amici già dai tempi del pugilato, Bucky Bleichert (Josh Hartnett, protagonista anche di Slevin-Patto criminale dal 25 agosto nei cinema) e Lee Blanchard (Aaron Eckhart), innamorati della stessa donna, la misteriosa Kay Lake (Scarlett Johansson). Ma è un terribile delitto a sconvolgere la loro vita: il massacro di Elizabeth Short (Mia Kirshner), ragazza con ambizioni d’attrice trovata brutalmente uccisa sulle colline di Hollywood. Nel corso delle indagini, Bucky incontra Madeleine Sprague (Hilary Swank), e intreccia con lei una passionale relazione, pur intuendo che è indirettamente coinvolta nell’omicidio, ma quando l’amico e collega Lee misteriosamente scompare, per lui le indagini si trasformano in una morbosa ossessione.
Ispirato a uno dei più noti casi irrisolti di cronaca nera degli Stati Uniti, The Black Dahlia include anche alcune tracce autobiografiche dello stesso James Ellroy, la cui mamma è stata uccisa nel 1958 in circostanze non chiarite quando lui aveva dieci anni, e racchiude in sé tutte le ossessioni e le atmosfere tipiche d’un certo noir americano: ci sono i gangster e le loro pupe, c’è naturalmente una Hollywood torbida come non mai con il suo sottobosco di starlette, fragili esistenze spezzate (letteralmente) come un manichino e segnate dal sesso e dalla violenza, dalla prostituzione e dalla pornografia, c’è la polizia corrotta, c’è infine il soprannome stesso che un giornalista cinefilo s’inventò sul povero corpo diviso in due di Elizabeth Short, quel Dalia Nera mutuato dal film La dalia azzurra con Alan Ladd.
Insomma una miscela esplosiva che non poteva non stregare uno dei maestri del thriller, più volte ispiratosi all’amato Hitchcock a cui qui, nel suo film numero ventisei e a ben quattro anni di silenzio dal precedente Femme Fatale, ancora una volta rende omaggio. Indirettamente con il personaggio di Madeleine Sprangue-Hilary Swank il cui nome rimanda al più famoso doppio del cinema, la Madeleine-Kim Novak di La donna che visse due volte e direttamente con una citazione di Notorious-L’amante perduta. Il brivido è servito.