Brogli e imbrogli

La reazione di stizza infuriata alle dichiarazioni di Berlusconi secondo cui è arrivato il momento di ricontare tutte le schede, specialmente dopo aver accertato il porcaio avvenuto nelle sezioni estere, nasconde il panico della sinistra che si scatena in manifestazioni di rabbia fuori controllo. In una democrazia compiuta, specialmente bipolare, di fronte ad un risultato fin dall’inizio sospetto, nessuno dovrebbe risentirsi se si chiede di accertare quale fosse la vera volontà.
Tutto è nato ieri quando Berlusconi, letto il resoconto stenografico della seduta del 14 novembre della Giunta delle elezioni del Senato che ascoltava il dottor Claudio Fancelli, presidente dell’ufficio centrale per la circoscrizione Estero, ha pubblicamente e definitivamente denunciato la validità dello spoglio elettorale e chiesto di ricontare le schede. Tanto per dare un’idea, trascriviamo un frammento di quel che Fancelli ha detto a verbale: «Se lui (il presidente del seggio) si organizza in maniera diversa dai regolamenti previsti, cioè prende un pezzetto di carta e scrive a mano, tot preferenze a Tizio, tot preferenze a Caio, tot preferenze a Sempronio, poi alla fine prende la tabella di scrutinio e traccia una riga fino al numero totale, non ci possiamo fare niente». Si conferma poi che decine di migliaia di schede non sono mai state recapitate agli elettori ma che sono state comprate e votate da altri: un porcaio che completa il quadro già tante volte illustrato sul Giornale in questi mesi. Nulla di simile era mai accaduto in quasi sessant’anni di democrazia.
Il conteggio finale dei voti in aprile dimostrò peraltro che se non ci fosse stato il voto all’estero la Casa delle Libertà avrebbe stravinto in Italia e adesso è certo che la differenza di voti raccolti all’estero nasconde ogni genere di truffa e irregolarità.
Ricordiamo che il presidente del Consiglio Berlusconi fu tentato di chiedere la riconta immediata delle schede, ma gli fu risposto che in Italia per legge bisogna contentarsi di contare quel che è scritto sui verbali. Berlusconi si informò allora se fosse possibile varare un decreto legge che autorizzasse la riconta delle schede, ma i suoi consiglieri gli dissero che un tale gesto sarebbe stato considerato quasi un colpo di Stato. Berlusconi si piegò ma restò convinto, secondo noi con piena ragione, che il risultato fosse falso. Nel frattempo, il mondo antiberlusconiano urlava all’unisono che il leader di Forza Italia doveva sbrigarsi ad «ammettere la sconfitta», allo scopo di ratificare il fatto compiuto con il consenso della vittima. Berlusconi disse che avrebbe atteso con pazienza i risultati delle inchieste.
Adesso sono arrivati i rapporti sui brogli all’estero e appaiono evidenti i saccheggi di schede, voti e preferenze usati per ribaltare il risultato del voto: in Italia aveva vinto il centrodestra, ma attraverso i brogli all’estero era possibile assegnare egualmente la vittoria all’Unione. Ecco dunque che una gigantesca battaglia per la democrazia e la libertà passa di nuovo attraverso la battaglia per la verità dei fatti.
Postilla personale. Uscendo da un linciaggio prefabbricato, suggerisco a Silvio Berlusconi che il famoso Dvd di Deaglio vada visto come un attacco preventivo per assorbire lo choc dei veri brogli, così come l’infame ancorché fallita campagna contro di me e la Commissione Mitrokhin è stata scatenata allo scopo di rendere inutilizzabile quanto Alexander Litvinenko ha lasciato inciso, ora che di fronte a tutto il mondo è un martire e un eroe. Due casi, stessi metodi.