Brogli elettorali Azerbaigian sull’orlo della guerra civile

Gli osservatori internazionali hanno clamorosamente bocciato le elezioni in Azerbaigian, l’ex Repubblica sovietica del Caucaso che si affaccia sul Mar Caspio. L’opposizione, danneggiata pesantemente dai brogli, ha annunciato manifestazioni di piazza a oltranza, ma si dubita che possa scatenare una rivoluzione pacifica come in Ucraina un anno fa. Piuttosto si teme una dura repressione delle proteste. Il Paese rischia la guerra civile.
«Mi duole riportare che i progressi notati nel periodo pre-elettorale sono stati minati da significative mancanze nel conteggio», ha dichiarato Alcee Hastings, presidente dell’Assemblea parlamentare Osce e coordinatore di una parte degli osservatori. Il presidente del Consiglio d’Europa, Leo Platvoet, è stato ancora più duro affermando che il 43% dei voti scrutinati, delle elezioni parlamentari di domenica, non è regolare. Gli osservatori sono stati testimoni, nel 13 per cento dei seggi controllati, di tentativi di influenzare le scelte degli elettori e dell’inosservanza di procedure per l’identificazione dei votanti.
Peggio è andato lo spoglio dei voti. Nel 43% dei conteggi osservati sono state denunciate la presenza di persone non autorizzate e manipolazioni dei risultati. Un rapporto finale verrà stilato tra sei settimane, dopo la conclusione dell’intero processo elettorale, ma l’Europa ha accusato chiaramente l’Azerbaigian «di non aver rispettato gli standard internazionali» sui quali il regime si era impegnato. Di parere opposto la Commissione elettorale azera, che ieri aveva già annunciato il netto successo del partito di governo. Secondo i primi dati, con il 90% per cento dei voti scrutinati, il partito “Nuovo Azerbaigian” del presidente Ilham Aliev avrebbe ottenuto almeno 63 seggi su 125. Il problema è che il principale cartello d’opposizione, “Azadlyq” (Libertà) conterebbe appena su 6 parlamentari, mentre i seggi rimanenti, saranno divisi in gran parte fra candidati indipendenti, che sono spesso collegati al governo.