Brogli, in Liguria voti cancellati con la scolorina

Moltissime le irregolarità: preferenze espresse ma non assegnate, seggi con più suffragi che iscritti, schede gettate nell’immondizia

da Milano

C’è di tutto. L’ex sottosegretario che s’è votato ma non trova il suo voto. La scolorina sui verbali e i verbali senza firma. Le schede bianche finite in sacchi della spazzatura che poi si sono rotti durante il trasporto. Le urne provinciali aperte insieme a quelle comunali con conseguente commistione e confusione. Sezioni con più voti che votanti. E adesso le due città più grandi della Liguria andate al voto alle ultime amministrative si apprestano al riconteggio.
Genova, fiera del Mare, padiglione D. Dieci giorni fa, era il 28 maggio, lì era stato allestito il centro di raccolta elettorale. Dieci giorni dopo sono ancora tutti lì a registrare irregolarità più grandi che piccole, nel vano tentativo di venire a capo di un pasticciaccio brutto che, fra voti scomparsi nel nulla e altri comparsi dal nulla, promette di sfociare in un ricorso al Tar. La Spezia, seggio numero 1 di piazza Verdi, la commissione elettorale è ancora riunita, e un pool di avvocati formato da Daniele Granara, Maurizio Sergi, Fabrizio Percario, Ferdinando Giorgieri e Virginio Angelini studia il da farsi forte di molte autodichiarazioni di eletti, eletti mancati ed elettori che chiedono che si ricominci a contare da capo.
Loro, i neoletti sindaci del centrosinistra, Marta Vincenzi a Genova e Massimo Federici alla Spezia, vanno avanti senza patemi a costruire le squadre di governo, certi che nessun riconteggio metterà a rischio le loro poltrone. Eppure, le due città ancora non sono in grado di conoscere i nomi dei consiglieri comunali e municipali eletti. Perché, tanto per dirne una, fin troppo spesso i voti di preferenza sono stati assegnati alla lista e non al singolo candidato indicato sulla scheda, il che ha decretato l’elezione di alcuni al posto di altri. E perché, tanto per dirne un’altra, anche chi s’è votato non ha poi ritrovato il suo voto a verbale. Un caso su tutti, e son tantissimi, l’ex sottosegretario di Forza Italia Alberto Gagliardi, che sfida chiunque a dimostrare «che non so votare», dice che «va bene mia moglie e le 25 persone di cui ero sicuro, ma che nel mio quartiere non si trovi nemmeno il mio voto è impossibile» e ha già dato incarico all’avvocato Maurizio Mascia di valutare un esposto in sede penale, «perché il voto è un diritto costituzionalmente garantito e voglio sapere chi e perché me lo ha tolto». Stessa rabbia schieramento opposto, l’ex vicequestore Angela Burlando, Ds, ha già annunciato alla Procura un esposto sulla scomparsa ingiustificata dei suoi voti.
A Genova è stato impegnato persino un pool di esperti, e in Fiera è stato «trasferito» un magistrato che da giorni, potenza della legge elettorale per le amministrative, altro non può fare che firmare verbali che certificano i brogli. La situazione era stata chiara fin da subito, con lo stesso prefetto Giuseppe Romano ad ammettere di aver dovuto chiedere l’intervento di una task force di tecnici in diverse sezioni e la stessa Vincenzi a lamentare «la totale incapacità di formare presidenti di seggio e scrutatori».
Adesso a raccogliere le segnalazioni è il candidato della Casa delle libertà, Enrico Musso, che ha attivato l’indirizzo mail facciamo.chiarezza@gmail.com e potrebbe fare ricorso al Tar. Dicono in molti che la bagarre è tale che potrebbe addirittura riaprire le urne, visto che Musso è stato sconfitto con uno scarto minimo, 51,2 per cento a 45,9, e cioè solo tremila voti al ballottaggio. Lui non ci crede ma va avanti: «Non escludo che il Tar possa decretare una sospensione e il riconteggio. Non credo si possa ribaltare il risultato, né che ci sia stato alcun intento di falsarlo. Ma visto che il quadro degli eletti può risultare completamente falsato, è giusto fare chiarezza anche per gli elettori, visto che si fa tanto parlare di disaffezione alla politica».
E se il caso Genova è già sul tavolo del ministro dell’Interno Giuliano Amato, con un’interrogazione del senatore azzurro e avvocato Alfredo Biondi, le cose non vanno meglio alla Spezia. Lì, è stato lo stesso giudice Paolo Scippa che presiede la commissione elettorale a parlare di «errori sui verbali» e di «documenti disordinati e pieni zeppi di cancellature», là dove le cancellature, avverte lo sconfitto della Cdl Gianluigi Burrafato, «sono state fatte con il bianchetto, le ho viste con i miei occhi». Di elezioni «fasulle» parla il centrodestra ma soprattutto le liste civiche, come quelle di Arturo Fortunati, ex Rifondazione, ed Enrico Schiffini, che hanno già un piede in tribunale. E a Genova è corsa contro il tempo: domenica c’è il ballottaggio per le provinciali