Un «Bronx» tra i ruderi romani

La sagoma della parrocchia di San Policarpo, uno dei simboli del quartiere Appio Claudio, ha perso un po’ della sua forza rassicurante. Al suo posto, una sgradevole sensazione di paura sta rendendo inquieti i commercianti della zona, costretti a subire un numero crescente di furti e a distanza sempre più ravvicinata. L’ultima volta venerdì scorso: a farne le spese la panetteria delle sorelle Giordano, un negozio a metà di viale Giulio Agricola. «Erano da poco passate le 23,30 - racconta una delle titolari - e, nonostante la strada fosse ancora trafficata, hanno tagliato la saracinesca, si sono introdotti nel locale e hanno portato via una bilancia e mille euro».
Una dinamica identica nei dettagli, un copione raccontato da tanti altri esercenti della zona, come dall’ottico di via Papirio e dalla signora Carla, proprietaria di un bar sulla stessa strada. «Ci hanno rapinate quattro volte, anche di giorno - fanno sapere da “Acqua e Sapone” in via Canuleio, a poche decine di metri dalla panetteria - questo quartiere è diventato come il Bronx, siamo invasi da gente appena uscita dal carcere e da criminali».
Per quanto la rabbia sia un sentimento diffuso, i residenti del quartiere non amano parlare e faticano a puntare il dito: tutti conoscono i loro nuovi vicini di casa che abitano al di là della chiesa, sanno in quale bar trascorrono la giornata in attesa della notte, ma non si sbilanciano per evitare problemi. Eppure, basta fare un giro nel vicino parco degli Acquedotti per fotografare la situazione: negli stessi angoli che Pasolini rese celebri nel suo splendido «Mamma Roma», ora abitano soprattutto polacchi e romeni in decine di baracche abusive tra rami e lamiere. E proprio in una di quelle baracche è stata recuperata la bilancia sottratta alla panetteria.
«Abbiamo presentato un esposto in procura e a tutte le autorità cittadine - ci spiega Maurizio Borella, presidente del comitato di quartiere del X Municipio - per denunciare una situazione che tutti conoscevano, ma che nessuno affrontava. Col tempo siamo arrivati anche a cinque furti in una notte. Questi sono ladri sui generis, a volte li abbiamo colti in flagrante, abbiamo gridato affacciati alla finestra, ma ci hanno riso in faccia continuando imperterriti». Ai residenti è venuta perciò l’idea di organizzare ronde notturne per difendersi da soli, minacciando l’occupazione dell’aula consiliare del Municipio se, entro i prossimi due mesi, non verranno presi provvedimenti. «Questi romeni - continua Borella - sanno bene che resteranno impuniti. Uno di loro ci ha tranquillamente detto che per reati del genere nel suo Paese sarebbe finito in galera per diversi anni. Da noi, purtroppo, le cose funzionano diversamente».
Lo spettro delle responsabilità, inoltre, sembrerebbe più ampio del previsto. C’è chi sostiene infatti che le baracche sarebbero state affittate a scopo di lucro, alimentando un business molto appetito. Nessuno degli occupanti colto in flagrante ha ammesso di aver pagato, ma il sospetto rimane forte. «Ci troviamo davanti a una situazione difficile da gestire - ammette il guardaparco -, abbiamo spesso sorpreso cittadini italiani che in piena notte costruivano recinzioni abusive in aree private abbandonate». La bidonville si allarga. Nuovi occupanti, nuovi crimini. Un circolo vizioso arduo da spezzare, una minaccia costante alla sicurezza del quartiere.