Bros, cronista pop del Novecento

Viaggio di andata e ritorno: dalla strada agli spazi istituzionali dell’arte per poi uscire all’aperto, prendere una boccata d’aria - e di ispirazione - di nuovo in strada. Questo il percorso di Daniele N., in arte “Bros”, che da ieri espone le sue tele «formato muro» all’Art Point del Superstudio Più, in via Tortona 27 (fino al 6 aprile).
La mostra (catalogo Skira), prodotta e curata da Art Kitchen, ripercorre le opere realizzate tra il 2005 e il 2008: una sorta di cronaca dei tempi moderni, che catarticamente affranca la tragicità degli eventi con una dose abbondante di vernice o smalto sgargiante. Il tutto condito in salsa pop. Si va quindi dall’attentato alle Torri Gemelle allo tsunami, dall’incidente mortale di Lady Diana alla globalizzazione. Bros va oltre, si guarda indietro e ci racconta Auschwitz, Chernobyl, l’avventura spaziale dell’Apollo 13, la guerra di Spagna in un’originalissima reinterpretazione di Guernica. La caduta del muro di Berlino, la bomba atomica e ancora più indietro, arrivando addirittura a rileggere gli antichi testi, sacri e profani, dal miracolo del Mar Rosso alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, dall’Ultima cena al Big bang passando per la guerra di Troia con il suo cavallo (che diventa rosa e a dondolo). Nulla sfugge alla fantasia e alla capacità di rielaborazione di Bros. E alla sua capacità di condensare più eventi nello spazio angusto, nonostante le dimensioni, delle tele e nella ristrettezza della bidimensionalità, per farne un racconto. In pochi tratti neri, decisi e spessi, campiti alla perfezione dal pennello o dalla bomboletta, che per Bros sembrano essere equivalenti, dai colori sgargianti, il graffitaro più ricercato di Milano, racconta delle storie, riflette, e fa riflettere i milanesi, che sfrecciano davanti ai suoi pezzi: «sono pensieri di un ragazzo normale - come dice lui stesso - di una persona come tante, composte da disegni, simboli, icone. Milano è una città frenetica e ha bisogno di segni forti, alla portata di tutti, per far capire subito quello che vuoi dire».
Difficile inserire Bros in una corrente artistica, se mai ce ne fosse bisogno: «non mi riconosco in nessuna» risponde lui. «Non è writing - riflette nel catalogo Argàno Brigante - eppure le sue radici sono lì, non è fumetto, eppure ha molto a che fare col suo immaginario, non è solo street art eppure ne utilizza gli stilemi e ne frequenta gli ambienti, non è arte concettuale eppure ha messo in pratica e fatta sua la lezione di molte avanguardie...». In una parola, quella di Gisella Borioli, madrina dei writer meneghini (è stata lei, un anno e mezzo fa a mettere in piedi il tavolo writer-Comune) «un artista nato». In un paio di versi, quelli di Ivan Tresoldi, poeta di strada: «Ampio l’orizzonte dei salti/ confusi la gioia di sapere/ ch’esser liberi ora è dovere/ se daniele getta/ detta e ride/ fiumi di colore/ carezzando le rive».