«Dopo Bruce Willis voglio un film con Muccino Ne abbiamo già parlato»

L’attrice è a Roma per presentare «Perfect Stranger» in cui interpreta una sexy giornalista che combatte contro la violenza sulle donne

da Roma

S'insinua. Nello sguardo e nella memoria. Sullo schermo e dal vivo. Sarà per quella sua voce flebile, dolce e cullante. Sarà per quel suo fisico felino che non a caso l'ha portata ad essere Catwoman, ma Halle Berry è così, quando appare sullo schermo lo riempie. Come nella sequenza mozzafiato dell'uscita dalle acque in 007 - La morte può attendere o anche nel thriller Perfect Stranger di James Foley che uscirà in Italia il 13 aprile, in cui interpreta una giornalista che combatte contro la violenza sulle donne, ma a un certo punto per sedurre l'ignaro Bruce Willis, sfoggia un abitino amaranto che neanche La signora in rosso. Naturalmente Halle Berry non è solo l'attrice afroamericana più sexy di Hollywood ma è anche la prima di colore ad aver ottenuto l'Oscar per la migliore interpretazione in Monster's Ball - L'ombra della vita. Dal prossimo 3 aprile poi la stella col suo nome brillerà sul marciapiede più celebre del mondo, la Walk of Fame. Messa da parte la statuetta ha infilato con leggerezza, tra gli altri, i fumettistici X-Men e l'action-movie Codice: Swordfish. «È perché non c'è un genere che mi attrae in particolare, m'interessa solo il personaggio», spiega la splendida quarantenne ai giornalisti davanti a una curiosa bottiglietta d'acqua delle isole Fiji (vezzi da star?). «Dopo l'Oscar ho deciso di non modificare il mio approccio ai ruoli anche se ho sentito la pressione della gente che si aspettava da me sempre un'interpretazione memorabile. La verità poi è che faccio l'attrice per vivere mica per hobby».
In Perfect Stranger è una reporter d'assalto, come si è preparata?
«Prima di fare l'attrice ero avviata al giornalismo anche se non ho avuto esperienze in quello investigativo. Comunque mi sono molto immedesimata nel mio personaggio che soffre nel firmare i pezzi con il nome di un uomo per essere credibile e considerata alla pari».
Nel film si parla anche di gossip e di ricatti con immagini rubate, a lei è mai successo?
«Sì, anche se non sono mai stata ricattata. Più che altro mi hanno perseguitata e molestata, non tanto i paparazzi quanto qualche ammiratore. Il film però racconta in particolare come gli esseri umani siano in grado di mostrare un volto diverso a seconda che siano al lavoro, a casa, con la persona che amano o addirittura con se stessi».
Con Bruce Willis com'è andata?
«Lui adora improvvisare lasciandosi condurre dalle situazioni, per me è stato un elemento del tutto nuovo ma molto interessante».
Si sente una donna arrivata?
«Credo come attrice di aver dato il massimo, il cento per cento di me stessa. Così ora ho intrapreso anche un'esperienza da produttrice mentre non mi vedo proprio come regista».
Perfect Stranger per la prima volta è stato girato in un nuovo grattacielo a Ground Zero, che ricordo ha?
«È stata una grandissima emozione, soprattutto all'inizio, anche se abbiamo avuto un po' di esitazione ad andare lì con la troupe, con una grossa produzione, perché sembrava tutto un po' invasivo. Poi quando siamo saliti all'ultimo piano e abbiamo visto fuori dalle finestre questo enorme buco, ho provato grande empatia e partecipazione per quello che era accaduto e ho pensato ai sentimenti incredibili che quelle persone devono aver provato».
Che cosa non le piace fare?
«Non mi piace rispondere a domande di politica perché non ritengo interessante quello che gli attori hanno da dire. Mi piace invece girare il mondo grazie al mio lavoro e collaborare con registi stranieri, come adesso con la danese Susanne Bier in Things We Lost in Fire al fianco di Benicio Del Toro. Di recente poi ho incontrato Gabriele Muccino per parlare di un progetto insieme che non so se si realizzerà».
Come produttrice o attrice?
«Purtroppo su questo non posso aggiungere altro, tranne che mi piacerebbe molto poter lavorare con lui».