Brucia ancora la Parigi dei poveri Quindici morti

Undici i feriti. L’incendio, doloso, è il terzo in pochi giorni ed è divampato in un palazzo di diciotto piani

Alberto Toscano

da Parigi

«Che cosa vuole? Se ne vada, qui lei non ha niente da vedere e non le può succedere niente di buono!», dice un signore che va a spasso col cane nel pomeriggio domenicale nella zona di L’Hay-les-Roses, dove l’altra notte un furioso incendio ha causato la morte di quindici persone e il ferimento di altre undici in modo molto grave. Siamo in quella che viene generalmente definita «la banlieue svantaggiata», eufemismo per dire che in questa zona, ad alta densità di popolazione di origine maghrebina e africana, lo Stato si è rivelato incapace di tenere in piedi un tessuto sociale efficace e civile. C’è una specie di guerriglia di tutti contro tutti, all’insegna della diffidenza e persino dell’odio. Bande di teppisti si dilettano a sfasciare le vetrine o a incendiare i bidoni della spazzatura. A scuola si respira aria di violenza fin dalle elementari. La droga circola tranquillamente e i poliziotti si fanno vedere in giro il meno possibile.
Il luogo in cui si è sviluppato l’incendio dell’altra notte - quasi certamente di origine dolosa - è un quartiere di immensi palazzoni di diciotto piani, generalmente malconci, che spuntano come funghi dove in altri tempi si coltivavano mais e barbabietola da zucchero. Siamo nel dipartimento chiamato Val-de-Marne, dal nome del fiume che si getta nella Senna esattamente alle porte di Parigi e che ai francesi evoca tanti brutti ricordi di guerre e d’invasioni tedesche. Dalle parti della Marna, nella regione parigina, ci sono sia luoghi romantici - come le famose «guinguettes», in cui ancora si balla nelle domeniche estive - sia le città dormitorio in cui si vive quotidianamente e crudelmente la crisi del vecchio «modello sociale francese».
Il signore che va a spasso col cane dà un consiglio secondo lui sensato: rinunciare a mettere il naso in un quartiere in cui gli estranei non sono i benvenuti. «Se proprio vuole andare fin là tolga dalla sua macchina il bollo della stampa: la gente del quartiere non ama i giornalisti».
Sul luogo del disastro lo schieramento di polizia è compatto e impressionante. Tra gli agenti la tensione è alta: alcuni di loro sono stati aggrediti col lancio di sassi mentre l’altra notte si precipitavano, insieme ai pompieri, verso la borgata di L’Hay-les-Roses. Anche i veicoli dei pompieri sono stati presi di mira dalle pietre e dalle invettive, che spesso fanno male allo stesso modo a coloro che vengono qui solo per spegnere le fiamme. Ma l’aggressione più violenta ha avuto luogo ieri mattina a spese dell’équipe di una rete televisiva. Contusioni, danni alle apparecchiature e giornalisti costretti a chiedere la scorta della polizia.
Quello di ieri è il quarto incendio del 2005 in un palazzo abitato, parzialmente o completamente, da persone di origine africana. Il primo ebbe luogo in aprile e gli altri tre negli ultimi giorni. Le cause di questa incredibile «serie nera» sono presumibilmente diverse a seconda dei casi. Il disastro d’aprile sarebbe stato causato da una lite, con lancio d’oggetti infiammabili, tra il custode del palazzo e la sua amichetta. L’incendio del 26 agosto al XIII arrondissement di Parigi avrebbe avuto una ragione dolosa: forse un’intimidazione verso gli immigrati africani del quartiere. Quello del 30, che ha sventrato un palazzo fatiscente nella centralissima zona del Marais, sarebbe stato invece la conseguenza del caso e dell’incuria.
Infine quello di ieri sembra d’origine dolosa. C’è chi accenna a vendette o a richieste di protezione. Una banda di teppisti avrebbe dato fuoco alle cassette delle lettere e da qui le fiamme si sarebbero propagate ai diciotto piani del palazzo in cui vivevano 350 persone. Morti e feriti sono stati vittime dell’asfissia e non direttamente delle fiamme. La polizia ha fermato tre ragazze, una sedicenne e due diciottenni. Vengono interrogate, per ora come testimoni, alla Brigata criminale della polizia parigina. Forse i piromani sono loro amici. Per scoprire la verità, gli agenti devono indagare sulle reti della «piccola» delinquenza (piccola per modo di dire) che sconvolge questa parte della periferia parigina.