Brucia la foresta inquinata da Chernobyl È allarme radiazioni

La maledizione dell’estate di Mosca si abbatte sulle centrali nucleari, sulle zone contaminate da Chernobyl, sulla centrale nucleare di Sarov. A Chernobyl il fuoco sta divampando da giorni, in quelle stesse foreste contaminate dalle radiazioni del disastro nucleare. È così che l’incubo Chernobyl torna 24 anni dopo.
A far paura, anche questa volta è il vento. Boschi ancora contaminati da radiazioni che oggi bruciano con i fumi che potrebbero arrivare fino a noi. È questa l’angoscia peggiore, il timore degli esperti, l’ansia dei pompieri che lavorano giorno e notte per spegnere le fiamme. È la paura del governo che ha cercato fino all’ultimo di minimizzare, di tenere sotto silenzio questi incendi più scomodi degli altri. «La regione russa di Bryansk, al confine con Bielorussia e Ucraina, già colpita nel 1986 dalla contaminazione radioattiva proveniente da Chernobyl, è interessata dagli incendi dallo scorso 6 agosto», ha riferito, dopo giorni di silenzio, l’osservatorio nazionale russo sulle foreste. Eppure l’allarme era già stato lanciato da Greenpeace.
Due giorni fa avevano infatti già pubblicato una mappa degli incendi in Russia occidentale, dalla quale si deduceva che nel territorio di Bryansk erano scoppiati almeno tre focolai nei boschi inquinati. Secondo Greenpeace sono circa 600 i roghi che in tutto potrebbero interessare i boschi in cui nel 1986 si sono depositate le particelle radioattive fuoriuscite dalla centrale atomica che ora si trova in territorio ucraino. Immediata la reazione del governo che ha affermato di non aver mai nascosto queste informazioni. «Perché negarle? Chiunque può comparare le mappe della contaminazione radioattiva e quelle degli incendi», ha detto un funzionario dell’Osservatorio. Poi l’ultima sciagura: un nuovo focolaio d’incendio nei pressi del centro nucleare russo di Sarov. Ad annunciare il nuovo pericolo è stata la stessa direzione del centro, a circa 500 km a est di Mosca. «Si è prodotto un nuovo focolaio - si legge nella nota - provocato da un fulmine abbatutosi su un pino». Per questo, spiega ancora il comunicato, «il direttore del centro ha chiesto al ministero per le emergenza di sospendere il ritiro delle truppe da Sarov e di rafforzare le unità con attrezzature pesanti». È panico e preoccupazione.
Intanto Mosca torna a respirare dopo giorni di apnea tossica, colpa dell’afa che attanaglia gli abitanti da due mesi, con una siccità che ha distrutto i raccolti e ha portato la più grave ondata di incendi dal 1972. È salito a 53 il bilanciao delle vittime. Ieri notte, finalmente, la tregua. Il temporale ha liberato la città dal fumo. Il ministro delle Emergenze ha annunciato che l’area degli incendi si è dimezzata e ora è di 92.700 ettari di questi 296 proprio a Bryansk. Restano 166.000 uomini a spegnere i roghi tra militari protezione civile e volontari più circa 150 specialisti stranieri intervenuti anche dall’Italia. Le temperature di sono assestate sui 30 gradi ma potrebbero risalire. I livelli di radioattività sono scesi a cifre quasi normali ma tutto dipende dal tempo. Putin incrocia le dita e cerca le nuvole.