Bruciati l’1% del Pil e 90 milioni di giornate

da Milano

Ma quanto costa la burocrazia in Italia? Alle aziende più o meno 15 miliardi di euro l’anno, praticamente un punto l’anno di Pil. Il dato è stato calcolato dal ministero per l’Innovazione e la pubblica amministrazione, che ha preso in esame il peso dei principali «oneri amministrativi»: ambiente (più di 2 miliardi), prevenzione incendi (quasi 1,5 miliardi), paesaggio e beni culturali (1,5 miliardo), lavoro (7 miliardi di euro), previdenza e assistenza (oltre 3 miliardi).
A questi costi, secondo uno studio elaborato dalle 4,4 milioni di piccole e medie imprese, bisogna aggiungere altri 3 miliardi di euro l’anno di spese sostenuti dalle imprese per far fronte ai ritardi, ai disservizi e alle inefficienze della burocrazia, senza contare che spesso anche le aziende con meno di 50 dipendenti sono costrette a impegnare risorse umane «dedicate» ai rapporti con la pubblica amministrazione.
Non è un caso, dunque, che l’allora presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo, qualche anno fa stimò in oltre 210 miliardi di euro la perdita secca di ricchezza dall’inizio degli anni ’90 per colpa delle mancate riforme e dell’eccesso di burocrazia.
Anche gli agricoltori non se la passano benissimo. Secondo il presidente di Confagri, Federico Vecchioni, «ogni settimana un’azienda agricola di medie dimensioni perde due giorni per adempiere agli obblighi burocratici». E i normali cittadini? Secondo uno studio di Confindustria le giornate lavorative perse dagli italiani ogni anno sono 90 milioni. Una cifra che fa paura.