Bruciato nell’auto, muore dopo 4 giorni

È morto dopo quattro giorni di agonia Vito Napolitano, 64 anni, ferito alla testa e infilato in un’auto poi incendiata. E poche ore dopo l’uomo accusato della sua morte ha confessato di averlo colpito, ma non di aver appiccato il fuoco che invece sarebbe scaturito da una sigaretta, confermando però il movente del delitto: tre canne da pesca rubate. L’uomo, Luca M., 45 anni, con problemi psichici, in passato aveva ucciso ed era finito in manicomio criminale. Venerdì 13 i due si sarebbero visti per pescare come ormai facevano da un anno. La vittima soffriva di una malattia degenerativa e lui l’avrebbe aiutato a portare le attrezzature. Tra cui le tre canne che poi aveva trattenuto. Napolitano gliele avrebbe chieste, l’assassino avrebbe risposto che le considerava un regalo e la discussione sarebbe degenerate. Luca M. avrebbe tirato con violenza il portellone del bagagliaio della Seat Marbella sulla testa della vittima. Poi se ne sarebbe andato senza far caso alla sigaretta che il pensionato teneva in bocca. E che, secondo la sua ipotesi, sarebbe caduta su una giacca a vento sintetica innescando l’incendio. Un passante notò poi il rogo e lanciò l’allarme. Spente le fiamme, i vigili del fuoco trovarono dentro l’auto il pensionato agonizzante, subito portato a Niguarda, dove è morto ieri mattina. Nel frattempo i carabinieri erano arrivati a Luca M., trovandogli in casa le canne da pesca e gli abiti sporchi di sangue. E, dopo aver negato per 24 ore ogni responsabilità, ieri pomeriggio ha confessato. Per Luca M. si tratta del secondo arresto per omicidio: nel 1984 aveva chiesto i soldi per andare alle giostre a una donna di 88 anni di Casalmaggiore in provincia di Cremona. L’anziana gli aveva opposto un rifiuto e lui l’aveva ucciso a colpi di sgabello. Dichiarato incapace di intendere e volere, fu poi condannato a 18 anni di ospedale psichiatrico giudiziario.