Brullo, ecco uno che non vincerà lo Strega

Quiz letterario: cosa c’entra Roberto Calasso con Davide Brullo? Il primo è l’editore snob e raffinato e inavvicinabile della Adelphi, e siamo d’accordo. Del secondo, dopo alcuni libri in versi, e dopo Il lupo, sta uscendo il secondo romanzo, che s’intitola S (Marietti, pagg. 156, euro 16). E quindi? Tanto per cominciare Brullo è l’unico scrittore vivente da cui riesca a tollerare la parola «Dio», con lui non scatta il mio filtro scientifico antimetafisico. Perché, rimanendo nei confini tracciati dall’opera di Brullo, S sarà S come Satana, ma anche S come sesso, S come serpente, S come sangue, o S come lo Scrittore che scrive: «Non sono nulla, non so nulla, non arrabbiatevi, posso essere tutto quello che volete, pur di non dare fastidio, non dovrete mai occuparvi di me, come uno che abbia già vissuto, che si accontenta di contemplare gli altri vivere». I libri di Brullo sono buchi neri di amore e di orrore, poesia e barbarie. Romanzi trafitti, scarnificati, pietrificati, composti in una lingua elegante e selvaggia, raffinata e spartana, collocati in una zona del tempo fuori dal tempo, e la divinità, dietro l’invocazione, diventa una finzione come un’altra, un tendersi della mente verso la tragicità del respiro. Invece ogni volta, per esempio, i recensori religiosi di Avvenire lo fraintendono, e cercano di cooptarlo e infiocchettarlo, non accorgendosi della trappola: Brullo, conoscitore del grande bestseller fantasy La Bibbia, e suo sapientissimo traduttore, è un rettile che azzanna carne e sguazza nel sangue, un profeta del dolore che non profetizza nulla, ecco perché i suoi libri sembrano ambientati ai tempi di Isaia e poi ti sfreccia un bolide vicino come se fossi in un futuro prossimo o anche oggi o anche mai. E in questo mondo così vicino così lontano gli esseri viventi si trasformano gli uni negli altri, i cani diventano uomini, gli uomini sono simili a scimmie o si combattono come rettili, quando non sprofondano verso l’inorganico o il meccanico. Qui perfino i bambini «sembrano uomini di ferro, automi, che attendano la maturazione esatta della propria preda». I cani sono animali predominanti nei libri di Brullo, forse perché, in fondo, «che differenza separa la notte totale dalla coda serpentina di un cane? Hanno lo stesso odore selvatico, irto, e il mistero si assolve in un fruscio, rapido e crudo, nel quale potresti morire, agonizzando. Solo il cane conosce la misura della notte, e fino a che quota è commisurata all’uomo. Oltre quell’equilibrio, retto all’apice di un guaito, le tenebre, eterne, riuscirebbero a sbriciolarci».
S può essere letto in molti modi: è una bellissima storia d’amore tra lo scrittore e l’indicibile, un gorgo di delitto e castigo, di padri e figli, di aforismi e trame palpitanti, moltiplicate e lacerate. Lo potete leggere come un Harmony scritto da Faulkner o da McCarthy e letto da Dostoevskij. Solo leggendo Brullo potrete pensare di scrivere all’amata parole e lettere come questa, in una lingua nuova e antichissima: «Questo scritto non te lo spedirò mai. Non perché sia troppo intimo - ho conservato per vent’anni il pudore - ma perché mi sembra che tu sappia le cose da sempre. La nostra sorte è come una pellicola trasparente che avvolge il mondo: non lo tocca, lo soffoca». Brullo lo si potrebbe fascettare con uno slogan per correre a comprarlo, tipo: «Questo libro non vincerà mai lo Strega» per fortuna (di Brullo). Invece in copertina c’è una tartaruga disegnata dalla lucida visione di un bambino di nome Samuele, e Barbara Alberti commenta in quarta che qui «l’amore trapassa il cuore, come in Stendhal. Un Orlando furioso che sa della fine del mondo. C’è tanta bellezza in S che l’orrore diventa spazio e respiro. Tutto decrepito e infantile, avanguardia estrema e impeccabile classicità. Dolore. Davide Brullo non è un grande scrittore. Nell’assoluto non c’è quantità».
Ha ragione, Barbara, e allora? Non avete capito cosa c’entra Davide Brullo con Roberto Calasso? La risposta, senza nulla togliere alla bontà di Marietti, è un’altra domanda: cosa ci fa da Marietti un autore Adelphi?